Preoccupa più recessione che contagio: 35% imprese turismo teme chiusura

La fase due è all’orizzonte, ma molte attività potrebbero non riaprire: il 32% delle piccole e medie imprese di commercio e turismo ritiene che il lockdown, anche se in esaurimento, potrebbe comunque averle messe a rischio di chiudere definitivamente. E un ulteriore 35% teme di chiudere se l’emergenza dovesse protrarsi ancora. È quanto emerge dalle elaborazioni condotte da Confesercenti sulla base dei dati disponibili e di un sondaggio condotto con Swg.

Il 57% degli imprenditori dei due settori in questa fase è più preoccupato per la recessione economica che per i contagi (41%). Anche con una ripartenza graduale dal 4 maggio, infatti, si stima che il lockdown costerà alle imprese nel 2020 oltre 30 miliardi di fatturato: fino ad un terzo di quello annuale per pubblici esercizi (-29,4%), attività ricettive (-31%) e ambulanti (-32,9%).

Per far fronte alla caduta di fatturato oltre la metà delle imprese, emerge inoltre, valuta di utilizzare la possibilità di chiedere una linea di credito aggiuntiva pari al 25% del fatturato dell’anno precedente: il 23% ha intenzione di farlo subito, mentre il 30% è ancora indeciso. Ma gli interventi di sostegno messi in campo vengono bocciati dalle imprese: il 73% li ritiene “poco” o “per niente adeguati”.

“Le attività hanno già subito forti perdite e continueranno a subirne, in virtù della lentezza della ripresa e delle difficoltà, incertezze, ad essa collegate”, spiega la presidente di Confesercenti, Patrizia De Luise. “Le misure messe in campo dal governo per assicurare liquidità alle imprese vanno accelerate e rese certe; ma non basteranno comunque a colmare i mancati ricavi e redditi. Servono – rimarca – forme di indennizzo o finanziamento a fondo perduto, commisurati al valore dei mancati redditi, per dare la possibilità alle imprese ed agli imprenditori di non chiudere definitivamente”.

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