Jelinic (Fiavet): bene bonus vacanza, ma servono contributi a fondo perduto

“Non avremo un 2020 senza ferie, ma aspettiamo con trepidazione che il governo si pronunci con posizioni chiare su quello che sarà consentito fare”: lo ha detto Ivana Jelinic, presidente Fiavet, ospite di Rai News 24, in vista della Fase 2.

Per Fiavet, si può “ricominciare con le norme del distanziamento sociale che abbiamo imparato a contemplare nel nostro stile di vita quotidiano”, ma la presidente ha fatto osservare che “a livello pratico è complesso organizzarsi, perché fino ad oggi, ad esempio, abbiamo solamente a delle ipotesi per quanto riguarda l’accesso alle spiagge. Immaginiamo sarà possibile negli stabilimenti organizzati, ma non sarà possibile sicuramente vivere quei momenti di calca del passato”.

“Stiamo aspettando ancora di capire con indicazioni precise – ha aggiunto – se il virus si trasmette in acqua e sembra che non sia possibile, ma senza una posizione ufficiale su questo punto, per noi la programmazione di un’offerta balneare è impensabile, e non possiamo neanche cominciare a ipotizzare quale prodotto turistico alternativo possa essere immesso sul mercato”.

Fiavet chiede per questo, da tempo, una cabina di regia tra istituzioni e imprese per poter comprendere l’importanza di queste necessità e consentire, a quelle aziende che sono in grado di farlo, di ricominciare nell’operatività quotidiana, e allo stesso tempo permettere a coloro che rimangono chiusi perché non riescono a reimmettersi sul mercato subito, di avere un sostegno concreto. “A questo va aggiunto che le maggiori distanze tra turisti ci pongono di fronte al rischio di un turismo di élite di cui Fiavet ha grande timore”, si sottolinea.

La presidente ha mostrato “apprezzamento per i buoni vacanza ai quali lavora il governo, ma ha ribadito che il settore va sostenuto concretamente. Noi rappresentiamo il 13% del PIL, il 15% degli occupati: sono numeri enormi per l’economia di questo Paese, abbiamo bisogno di contributi a fondo perduto per le imprese che hanno necessità di riorganizzarsi, ma soprattutto abbiamo bisogno di normative studiate in partecipazione in una cabina di regia, e poi, naturalmente, che venga proclamato lo stato di crisi”.

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