Post Vacation Blues: i consigli per sconfiggere la sindrome da rientro

‘Post vacation blues’ o sindrome da rientro: è la risposta psico-fisica che sopraggiunge al ritorno alla quotidianità, fatta di lavoro ma anche di impegni familiari quindi responsabilità, orari predefiniti, ritmi incalzanti, preoccupazioni e doveri, diversa dai ritmi rilassati della vacanza che ci siamo appena lasciati alle spalle.
Sintomi di per se comuni come apatia, mancanza di concentrazione e malumore che si traducono sul lato fisico in irritabilità, cefalea, insonnia o problemi digestivi che durano solitamente qualche giorno, ma che condizionano non poco fisico e umore e anche la prestazione in ufficio, e che potrebbero tingere di grigio anche le settimane e i mesi a venire.
“Ci sono già diversi studi in tal senso – conferma Marco Iosa Professore al Dipartimento di Psicologia dell’Università Sapienza di Roma e Responsabile dello SMART Lab  dell’ Ospedale IRCCS Fondazione Santa Lucia – Il legame corpo-mente è complesso e in un approccio biopsicosociale, come quello suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, bisogna considerare le modifiche biologiche indotte dall’attività fisica a livello sia del sistema nervoso centrale che degli altri sistemi, lo sviluppo di competenze e l’interazione sociale che spesso l’attività fisica porta con sé. Chi svolge un lavoro sedentario o l’home-working spesso risulta maggiormente colpito da stress ed esaurimento emotivo e questo suggerisce una maggiore necessità di attività fisica, possibilmente svolta con altre persone e in modo intenso almeno una volta a settimana, preferibilmente all’aperto, a contatto con la natura, in un contesto esteticamente gradevole e stimolante a livello sensoriale, percettivo, cognitivo ed anche motorio”.
Su questo fronte In Italia sono in corso degli importanti studi sull’embodimetria: sulla scia dei numerosi test effettuati da Andrea Chellini Bodyworker del Movimento, su atleti, sportivi, manager di azienda e in generale su persone con problematiche legate a forti stati di ansia, sono ora disponibili numerosi dati sulla correlazione mente e corpo tra emozioni e reazioni fisiche, che confermano quanto lo stress emotivo si traduca in un diffuso malessere fisico.
L’embodimetria studia il sistema nervoso periferico, con l’obiettivo di ripristinare la sincronia tra corpo e mente e superare così stress e stati d’ansia – afferma Andrea Chellini – Misurando le emozioni provate durante la giornata (felicità, tristezza, frustrazione, rabbia, delusione) si arriva a identificare i valori dell’energia trattenuta o sprigionata nel corpo a causa di queste sensazioni. Attraverso il movimento attivo e semplici esercizi da svolgere anche in ufficio è possibile ottenere un rapido ed efficace riequilibrio delle emozioni di base e superare così stress e stati d’ansia”.
L’embodimetria prevede un approccio personalizzato su ogni singolo individuo, ma grazie ai test effettuati su un campione di oltre 500 soggetti, con la strumentazione tecnologicamente avanzata Motustech, disponibile nei lab di Embodimetria in tutta Italia, è comunque possibile indicare esercizi e buone pratiche in grado di rendere meno traumatico il rientro in ufficio. “Bastano 5 minuti giornalieri e sono esercizi semplici, che si possono eseguire in ogni ambiente: casa, ufficio, mezzi di trasporto”, aggiunge Andrea Chellini:
1. Respirazione del coccodrillo: consiste nella respirazione profonda sia in escursione diaframmatica (muscolo della respirazione), che in ambito di influenza emotiva. Respirare con un ritmo trifasico dal naso, con pausa intermedia, ci consente di coinvolgere la parte del sistema nervoso che regola e media lo stress e l’ansia.  Ripetere i cicli per 10-20 volte che consistono in 1′.30″ – 3′. La posizione da assumere, se possibile è sdraiato prono a terra, mani sotto la fronte. Altrimenti seduto o in piedi con la posizione di up-right che è specificata nel punto 2.
2. Up-right: posizione di postura antigravitaria che consente di scaricare a terra le energie incamerate. Assumere posizione eretta. Il mento arretra come un cassetto che si chiude. La parte posteriore apicale della testa preme verso il soffitto, come se ci stessimo autoallungando. Le ginocchia si sbloccano, piegandosi leggermente. Si avvertirà da subito una diversa pressione dei piedi a terra e un cambiato modo di respirare, più in linea verso il centro dei piedi. Mantenere la posizione respirando lentamente e guardando davanti.
3. Camminare quanto possibile, all’aria aperta facendo focus sulla respirazione in coordinazione con il passo. Porre l’attenzione sugli atti di inspirazione ed espirazione che devono essere contati entrambe. Contare 3 in inspirazione, contare 3 in espirazione. Coordinare il movimento di braccia e gambe con il respiro e immaginare di sintonizzarli come se si fosse su una barca nel mare: nel momento in cui inspiro la barca cavalca l’onda e muovo 3 passi, nel momento in cui espiro la barca scende l’onda e muovo gli altri 3 passi.
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