Riparte in Cina la ‘rivoluzione delle toilette’ per un turismo di qualità

La ‘rivoluzione delle toilette’ è incompiuta: per rafforzare l’offerta turistica e la qualità di vita delle gente comune, la Cina deve continuare i suoi sforzi di miglioramento. La direttiva parte dall’alto, dal presidente Xi Jinping, perché la costruzione di bagni e wc puliti è un passo importante nella “civilizzazione” di aree urbane e rurali.

La raccomandazione, alla fine del primo piano triennale, tocca i settori di riferimento nell’ambito di istruzioni più generali su come raggiungere la rivoluzione nei servizi igienici del turismo puntando a modelli occidentali per qualità, e comfort, fino ai leggendari livelli del vicino Giappone. Il presidente, che è prima di tutto segretario generale del Pcc, ha da tempo marcato l’importanza del tema per correggere “cattive abitudini” diffuse.

Nel 2015, la Cina decise di lanciare la campagna triennale sul miglioramento degli standard di toilette e bagni pubblici ai siti turistici sparsi in tutto il Paese: a fine di ottobre, secondo la Nuova Cina, oltre 68.000 strutture dedicate erano state rifatte o costruite ex novo, il 20% in più del target originario, con un esborso stimato in oltre un miliardo di yuan (150 milioni di dollari) da parte del governo centrale e in oltre 20 miliardi di yuan (3 miliardi di dollari) dalle amministrazioni locali.

Intanto, la National Tourism Administration cinese s’è impegnata a costruire 47.000 toilette e a rimodernarne 17.000 nel prossimo biennio. Per Pechino si tratta di una ferita da sanare: le pessime condizioni e l’igiene precaria delle toilette pubbliche sono state per lungo tempo fonte d’orrore per i visitatori dai paesi più sviluppati. Uno scenario non più tollerato dalla seconda economia del pianeta che vanta un’industria del turismo capace di valere lo scorso anno quasi 4.000 miliardi di yuan, un tesoro da 610 miliardi di dollari.

 

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