Balneari, ora pensiamo a nuovi modelli di gestione delle coste

Alla fine si faranno le gare (max entro il 2024) con indennizzi più o meno equi a chi ha investito in strutture di vario tipo: stabilimenti, bar, ristoranti, chioschi, alloggi, campeggi, approdi e quant’altro. Invece di continuare a polemizzare sul merito del decreto Balneari, sarebbe più utile pensare al dopo e individuare fin d’ora nuovi modelli di gestione per il grande patrimonio di coste marine che l’Italia vanta a livello mondiale. Innanzitutto basta al massacro ambientale che è stato perpetrato dal dopoguerra ad oggi sui nostri litorali. C’è subito da prevedere una normativa quadro che stabilisca per le concessioni i criteri di gestione nelle varie regioni secondo parametri di uniformità e trasparenza a livello nazionale. Vanno costantemente monitorati possibili tentativi di infiltrazioni illegali e creati strumenti di controllo efficaci su abusi e abusivismi.

L’immagine “Mare Mediterraneo” deve avere connotati ben precisi sul piano internazionale, deve essere un prodotto unico sia pur nelle varie articolazioni locali da congegnare all’Enit per veicolarne l’immagine anche in una visione europea, d’intesa magari con gli altri Paesi che si affacciano sul mare (Francia, Spagna, Grecia e altri). Occorrerà inoltre disciplinare rigorosamente gli investimenti programmati dai titolari nei dieci anni di concessione (tanti sarebbero previsti) soprattutto in rapporto alla loro sostenibilità.

Sarà utile favorire l’adozione di modelli di digitalizzazione dei servizi per assicurare la massima trasparenza nei rapporti tra gestori e clienti: prenotazioni, pagamenti, disdette ed altro. Sarà altresì necessario prevedere e favorire profili di professionalità nella conduzione delle strutture che non può essere più affidata allo spontaneismo cui siamo stati abituati in questi ultimi anni (Unionturismo news).

 

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