mercoledì, 27 Ottobre 2021

Certificazione di qualità, la strada è ancora lunga

In Italia solo 300 aziende su 50 mila la possiedono

Sono circa 300 le aziende italiane del comparto turistico ad avere la certificazione di qualità o
ambientale su 50 mila realtà registrate: rispetto alla diffusione della certificazione negli altri settori pesano solo per lo 0,3% del totale. I dati sono emersi in un convegno promosso dal Touring club, dove per la prima volta enti locali, Ministero dell’ambiente, Enit, associazioni, istituti di
certificazione e rappresentanti di categoria si sono riuniti per condividere il percorso di “qualità e certificazione”. Il turismo in Italia pesa intorno al 12% del Pil nazionale e questo significa che lo spazio per lo sviluppo della certificazione è molto ampio. La situazione italiana, tuttavia, non è molto diversa da quella degli altri Paesi dell’ Ue. Le certificazioni Iso 9000, Iso 14001 ed Emas portano numerosi benefici all’ azienda che ne decide l’ adozione – è stato spiegato – sia perché comporta l’elaborazione di un piano di sviluppo (con la conseguente riduzione di costi ed un miglior controllo dei risultati), ma anche perché segnala il soddisfacimento di una serie di requisiti che rappresentano uno standard riconosciuto anche all’estero. “A noi interessa che tutto il sistema turistico del Paese abbia standard di qualità scientificamente misurati – ha proseguito Venturini -. In modo da offrire punti di riferimento semplici e chiari. Occorre dare un indirizzo forte e deciso al problema e per raggiungere questo risultato è necessario condividere dei valori. Fare un salto di qualità nella nostra proposta turistica significa essere rispettosi di uno sviluppo sostenibile e di uno sviluppo ambientalmente compatibile”. “L’Italia è molto indietro nel campo delle certificazioni
– ha commentato il presidente di Legambiente Ermete Realacci – Occorre fare dei passi avanti”.

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