mercoledì, 16 Giugno 2021

Dubai, i venti di guerra non frenano il turismo

Pienone per il calendario di grandi eventi. Solo il calcio si è fermato. Egitto preoccupato

L’imminenza della guerra sembra non avere alcuna influenza nella vita della città-emirato di Dubai. Nonostante la vicinanza geografica con l’Iraq (appena due ore di volo), la città più visitata del Medio Oriente (4,7 milioni di visitatori nel 2002) prosegue normalmente nei suoi ritmi, rispettando il denso programma di eventi internazionali, da sempre di grande appeal per i turisti. La Dubai Wolrd Cup, la corsa di cavalli più ricca al mondo, così come Index, la fiera mondiale delle armi o la fiera annuale dell’oro non subiranno alcun cambiamento. Unica eccezione il mondiale di calcio under 21, prontamente stoppato dalla Fifa. Gli alberghi registrano il pieno di presenze in concomitanza con il ricco ‘cartellone’ di eventi, e il trend non sembra ermarsi. Nel complesso però Dubai e gli altri sei mini-stati che dal 1971 costituiscono la federazione degli Emirati Arabi Uniti, per ora sembrano essere stati risparmiati dai venti di guerra. Khalid Bin Sulaiman, direttore generale del Dipartimento del commercio e turismo di Dubai, spiega che questo è il risultato di un piano di marketing elaborato di concerto tra i settori pubblico e privato.
”L’obiettivo era quello di far percepire al pubblico che Dubai non si ferma e qui il business va avanti. Nonostante la difficile congiuntura internazionale questa è una località sicura”, sottolinea convinto. Guidato dal generale Sceicco Mohammed Bin Rashid Al Maktoum, l’emirato ha varato un piano per accogliere 15 milioni di turisti l’anno entro il 2010 e per trasformare Dubai in una sorta di villaggio turistico globale. In cantiere ci sono la costruzione di una metropolitana, il raddoppio dell’area aeroportuale e il potenziamento delle
strutture ricettive e delle vie di comunicazione. Awadh Al Seghayer, manager del settore eventi presso il Dipartimento del Turismo e del Commercio, aggiunge un altro elemento. ”Dopo l’11 settembre in particolare – dice – anche la clientela araba ha guardato con più interesse a Dubai”. In seguito agli attentati di New York e Washington, per i cittadini mediorientali è diventato più difficile avere visti per gli Usa e l’interesse si è allora spostato sulle mete più appetibili della regione. Una guerra però potrebbe cambiare questo scenario e Dubai, anche se nessuno sembra voler fare previsioni pessimistiche, in un modo o nell’altro rischia di risentirne. David Ingham, business editor di una delle maggiori riviste della regione, sostiene però che l’effetto sarà solo temporaneo. ”Dubai guarda avanti e fa piani a lungo termine – assicura – anche se i turisti e gli investitori staranno lontani sarà solo per un po, poi ritorneranno”. Intanto in Egitto, altro Paese dell’area che ha nel turismo una risorsa vitale, comincia a salire la temperatura. Nei giorni scorsi un cantante molto popolare ha lanciato una nuova canzone, nella quale chiede agli Stati Uniti ”perché mandate ispezioni in Iraq e non in Israele?”. Una settimana fa una telefonata anonima ha creato un falso allarme per una bomba nella sede cairota della banca americana Citibank, nello stesso palazzo dove hanno sede anche Microsoft e Hewlett Packard. E infine il ministro del turismo egiziano, Mamduh El Beltagui, ha previsto una perdita secca di oltre due miliardi di dollari, in caso di guerra, per l’economia egiziana. Proprio qualche giorno fa l ‘Egitto ha ricordato alla Banca Mondiale una sua richiesta di fondi per un miliardo di dollari.

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