domenica, 7 Marzo 2021

Russia, notte in ex Gulag per turisti della memoria

Negli Urali cade il velo sulla vita dei Lager

Una notte nel gulag, con tanto di rancio riservato un tempo ai detenuti politici del regime comunista. E’ questa l’esperienza che una compagnia turistica e una istituzione nata per salvaguardare la memoria delle vittime del sistema sovietico hanno deciso di mettere a disposizione dei visitatori nella regione russa degli Urali. Luogo dell’insolita iniziativa – scrive oggi il quotidiano ‘Kommersant’ – è l’ex lager denominato Perm-36, in prossimità del villaggio di Kucino, tra i cui reticolati, solo per fare
qualche esempio, furono reclusi negli anni brezhneviani il dissidente Anatoli (Natan) Sharanski (oggi vicepremier israeliano) e lo scrittore Anatoli Marcenko. Non si tratta del primo ex campo di concentramento sovietico aperto al turismo della memoria, ma certamente non ha precedenti l’offerta di un alloggio direttamente nelle baracche. L’organizzazione è il frutto della collaborazione tra l’agenzia ‘Perm-Turist’ e un Museo locale che custodisce il ricordo della storia delle vittime delle repressioni politiche. Ai turisti “proponiamo un’esperienza interessante e Formativa”, dice Tatiana Kursina, direttrice del Museo. Essa prevede una visita e l’accompagnamento di guide messe a
disposizione dal museo, che racconteranno la storia di Perm-36 (un campo destinato ai detenuti politici, chiuso solo nel 1987) e in generale della tragedia del sistema dei gulag: un sistema che spesso viene legato solo al nome di Stalin, ma che in realtà affonda le sue radici già nell’epoca di Lenin (con
l’istituzione del primo lager sovietico propriamente detto, quello delle isole Solovkì) e che, come dimostra Perm-36, continuò a proiettare qualche ombra persino negli anni della
perestroika. “Chi vorrà”, precisa Kursina, “potrà poi anche dormire nel campo e assaggiare l’insipido rancio dei prigionieri, detto ‘balanda’ nel gergo carcerario sovietico. Chi invece riterrà eccessiva una simile immersione nella realtà non dovrà comunque preoccuparsi: avrà a disposizione vitto e alloggio confortevoli al di fuori del campo. Di fronte a qualche prevedibile perplessità, Kursina – che negli anni ’90 è stata tra le promotrici del complesso memoriale creato all’interno di Perm-36 – assicura in ogni caso che l’iniziativa è stata curata con la massima attenzione. “Per evitare – spiega – di offendere in alcun modo la memoria delle vittime che nel gulag ci finirono per davvero”.

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