Svuota i centri storici, è rischioso e fuori le regole: i falsi miti sugli affitti brevi

Ha suscitato molto clamore l’improvvisa notizia del possibile intervento normativo mirato ad aprire la strada a forme di controllo e limitazione del settore degli affitti brevi. Informazioni confuse e parziali hanno allarmato non solo gli operatori del settore, ma anche le migliaia di cittadini che, ormai da anni, utilizzano la formula dell’affitto breve come forma alternativa di messa a reddito dei propri immobili.

“Si tratta di un tema caldissimo anche perché centrale per lo sviluppo economico e strettamente legato al reddito delle famiglie; in quanto tale, esso va affrontato in modo organico e coerente con le dinamiche più ampie del settore turistico in Italia”, commenta Francesco Zorgno, presidente di CleanBnB.
Ma c’è un problema a monte da risolvere. “Nonostante non siano mancati interventi normativi, resta difficile inquadrare il mondo degli affitti brevi in modo complessivo perché c’è molta confusione su alcuni temi chiave. Confusione che crea paure e pregiudizi in tutti coloro che non conoscono da vicino il settore”, ha spiegato.

1 – L’affitto breve è rischioso per proprietari e clienti
FALSO. L’affitto breve è un’ottima opportunità di messa a reddito di seconde case sfitte e improduttive, a beneficio dei bilanci familiari e del generale recupero del patrimonio edilizio nel Paese. “Anzitutto è possibile affidarsi a professionisti seri e competenti che si occupino di ogni incombenza, dalla pubblicazione degli annunci sulle principali piattaforme all’accoglienza degli ospiti, gestendo ogni aspetto inclusi quelli amministrativi e burocratici. Lo scorso dicembre è stato presentato presso la Cciaa di Milano il nuovo modello contrattuale di locazione breve con finalità turistica. Con tanto di linee guida che ne spiegano l’utilizzo e l’ambito di applicazione. Non si tratta di un obbligo, ma di uno strumento, valido ovunque in Italia, che permette a proprietari e ospiti di sfruttare la forma dell’affitto breve in assoluta serenità – dice Zorgno – La stessa CleanBnB, property manager presente capillarmente su tutto il territorio italiano, si è seduta al tavolo di negoziazione promosso da Rescasa, per partecipare alla redazione di questo documento”. Anche di questo si occupa CleanBnB, sollevando il proprietario da ogni problema. Da pochi giorni il contratto-tipo è disponibile in quattro lingue: inglese, tedesco, russo e cinese, così da agevolare gli ospiti provenienti da qualunque parte del mondo.

2 – L’affitto breve svuota i centri storici di abitanti per far spazio ai turisti
NIENTE AFFATTO. I turisti trovano di norma ospitalità in abitazioni che altrimenti, con ogni probabilità, resterebbero sfitte, in quanto i proprietari per vari motivi preferiscono comunque non legarsi alle locazioni tradizionali. Si tratta di seconde case acquistate per le vacanze che per varie regioni non si riesce più a sfruttare o di abitazioni ereditate. Si stima che siano circa 7mila a Firenze, 42mila a Palermo, 60mila a Torino, 70mila a Milano e oltre 200mila a Roma.
“Gli immobili in affitto breve sono una percentuale veramente modesta rispetto agli immobili in affitto tradizionale e, soprattutto, a quelli che restano sfitti. Siamo ben lontani dalla saturazione del mercato. Il team di CleanBnB è impegnato quotidianamente nella ricerca della migliore formula di messa a reddito per immobili che altrimenti resterebbero improduttivi e sarebbero quindi destinati a un progressivo deterioramento. Il fatto è che molti proprietari preferiscono non utilizzare l’affitto tradizionale di lungo periodo: alcuni sono rimasti scottati da esperienze negative di morosità, altri non vogliono impegni pluriennali dati dalle locazioni lunghe perché intenzionate a vendere o comunque nell’ottica di potere utilizzare l’immobile dopo qualche mese”.

3 – L’affitto breve è scelto da chi vuole risparmiare e premia chi opera fuori dalle regole
AL CONTRARIO. La netta tendenza del mercato degli ultimi anni è quella di premiare livelli elevati di professionalità e standard di accoglienza. “Tra i nostri obiettivi – precisa Zorgno – c’è quello di posizionare gli immobili nella fascia alta del mercato degli affitti brevi: quella a maggiore redditività. Si tratta di lavorare su soggiorni molto brevi, di norma inferiori alla settimana, e massimizzare al tempo stesso i tassi di occupazione. Ci impegniamo a offrire un servizio impeccabile nella gestione delle abitazioni e degli ospiti, che sono sempre più esigenti, ma al tempo stesso disponibili a pagare di più se l’esperienza di soggiorno è all’altezza delle aspettative. È in quest’ottica che investiamo in programmi di formazione innovativi per i nostri property manager e selezioniamo con grande attenzione le nostre risorse operative. Lavorare minimizzando i costi o fuori dalle regole significa, progressivamente, collocarsi fuori dal mercato”.

Secondo i dati divulgati dall’Osservatorio Innovazione Digitale nel Turismo della School of Management del Politecnico di Milano, il 97% degli italiani intervistati utilizzano Internet per raccogliere informazioni e l’85% per prenotare l’alloggio della vacanza principale organizzata nel 2019. In questo contesto, la sharing economy nell’accomodation rappresenta un terzo del giro d’affari digital complessivo. CleanBnB ha gestito oltre 26.000 soggiorni nel 2019, registrando una crescita del 121%.

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