In Spagna è l’estate della ‘turismofobia’, monta la rivolta contro i turisti

Nell’anno di tutti i record per il turismo spagnolo, che dovrebbe chiudere il 2017 a quota 84 milioni di arrivi, 27 in più rispetto al 2013, scoppia la “turismofobia”. È proprio l’accelerazione esponenziale dell’ ‘invasione’ turistica a provocare un crescente malessere della popolazione nei posti in cui più si concentra. Con Barcellona epicentro della rivolta. Così mentre la capitale catalana batte tutti i record di arrivi, già da due anni sono iniziate le manifestazioni di protesta degli abitanti dei quartieri più ‘invasi’, come la Barceloneta, il Barrio Gotico, dove sempre più spesso compaiono scritte sui muri tipo “Turist Go Home!”, cartelli contro gli ‘invasori’ su balconi e finestre, manifestazioni di piazza. Nel 2015 il sindaco Ada Colau è stata eletta con Podemos promettendo di limitare il fenomeno. Ma non è cambiato granché. Anzi. I turisti low cost sono sempre di più. E il fenomeno degli alloggi privati affittati da privati, speculatori o mafie russe dilaga facendo penetrare i turisti nel tessuto sociale più intimo della città. E contribuendo all’impennata dei prezzi degli affitti.

Negli ultimi giorni un’organizzazione di giovani vicini al partito indipendentista della sinistra radicale Cup, Arran, ha lanciato la ‘resistenza’ con piccoli sabotaggi, bucando le ruote di un autobus e di biciclette per turisti e proponendo di espropriare alberghi e parchi giochi.

E intanto cominciano manifestazioni del genere anche a Valenc, San Sebastian. E cartelli anti-turisti sono spuntati a Madrid. Nelle Baleari il sindaco di Maiorca si è scagliato contro il ‘turismo della sbronza’ inglese e tedesco che fra sesso e alcool invade Magaluf e ha chiesto a Berlino di tenersi i suoi ‘turistas basura’, ‘turisti spazzatura’.

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