Coronavirus, al via test obbligatori in Sardegna ma è già caos

Medical mask and travel suitcase. Travel ban during the coronavirus epidemic.

É caos in Sardegna per il primo giorno di applicazione dell’obbligatorietà dei tamponi per chi arriva nell’Isola. La circolare esplicativa resa nota dalla Regione non chiarisce ancora tutti i dubbi, mentre si attendono in queste ore le valutazioni del Governo sulla legittimità costituzionale dell’ordinanza firmata venerdì notte dal presidente Christian Solinas.
Intanto è caos negli aeroporti, con passeggeri disorientati e operatori turistici che temono per le sorti di una stagione già distastrosa. Pochi viaggiatori con la certificazione del test in mano.
“Il caos è colpa di Solinas – denunciano i deputati del Pd Andrea Frailis, Romina Mura e Gavino Manca – Invece di garantire sicurezza, è stata alimentata soltanto una situazione di grave incertezza che non può che penalizzare la nostra regione e scoraggiare chi deve arrivare”.
A sostenere la legittimità dell’ordinanza è Stefano Vella, consulente della Regione Sardegna per l’emergenza Covid-19 e docente di Salute globale dell’Università Cattolica di Roma. “È partcolarmente equilibrata – spiega – comprendo che l’ordinanza di maggio fosse impossibile da realizzare perché allora non c’erano test disponibili, ma se questa ordinanza venisse impugnata si andrebbe contro tutte le evidenze scientifiche che spingono verso l’uso ampio dei test, anche su persone asintomatiche. Si tratta di un provvedimento di sanità pubblica”.
Ma i danni si fanno già sentire sul turismo. “Non abbiamo ancora numeri, ma il danno è registrabile e potrà essere verificabile già nei prossimi giorni – annuncia il presidente regionale di Federalberghi Paolo Manca – Molti stanno rinunciando anche a costo di perdere il biglietto aereo o della nave, pur di non rimanere bloccato in Sardegna tra mille dubbi. Questa situazione ha completamente bloccato le nuove prenotazioni e sta creando incertezza su quelle in essere per le prossime settimane, molti non intendono correre il rischio di rimanere bloccati qui, tanto più che non è chiara tutta la parte della gestione in caso di positività”.

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