Procura apre inchiesta su morte direttore Parco Siracusa

La Procura di Siracusa aprirà un’inchiesta sulla morte di Calogero Rizzuto, direttore del Parco archeologico di Siracusa, deceduto ieri mattina nel reparto di Terapia intensiva dell’ospedale Umberto I di Siracusa dove era stato ricoverato perché risultato positivo al coronavirus.

Il procuratore di Siracusa, Sabrina Gambino, che coordina l’inchiesta, intende verificare eventuali omissioni o ritardi che abbiano inciso sul decorso. Il fascicolo per il momento è a carico di ignoti e senza ipotesi di reato.

L’inchiesta scaturisce dalla lettera che il parlamentare regionale Emanuele Dipasquale ha inviato al prefetto di Siracusa, Giusy Scaduto, che ha raccontato la cronologia degli eventi che hanno coinvolto l’architetto Rizzuto sia nel ricovero del paziente sia nei risultati dei tamponi.

“Sono stato in apprensione per Calogero Rizzuto per ben due settimane – commenta Nello Dipasquale, parlamentare regionale del PD – e purtroppo è successo quanto temevo. Lo scorso 13 marzo ho inviato al Prefetto di Siracusa una lettera (che potete leggere qui: https://bit.ly/3apcA4I) nella quale ho raccontato puntualmente l’assurda vicenda che ha riguardato Rizzuto, almeno fino a quella data, quando ormai si trovava in rianimazione. Lo scorso 9 marzo – spiega Dipasquale – Calogero Rizzuto, su indicazione del proprio medico di famiglia e accompagnato dalla moglie, si reca a fare il tampone poiché da una settimana accusava febbre e tosse. Da quel momento le sue condizioni peggiorano gradualmente fino al ricovero avvenuto nel tardo pomeriggio del 12 marzo. Nel frattempo del tampone nessuna notizia: contattato dalla moglie di Rizzuto, mi sono personalmente occupato di reperire informazioni in merito all’esito dell’esame senza avere mai nessuna risposta né dalla direzione dell’ASP di Siracusa, né dal Policlinico di Catania dove il tampone era stato inviato. L’11 marzo Rizzuto (già stremato) viene portato dalla moglie in ospedale. Non ci sono ambulanze disponibili e la signora è costretta a caricare il marito in auto abbassando un sedile. Viene chiesto che venga eseguito un nuovo tampone e nessun altro esame viene effettuato per verificare la presenza di un’eventuale polmonite. Un esame RX al torace sarebbe stato sufficiente. Al 12 marzo nessun risultato per i due tamponi effettuati. Addirittura mi si dice che quei tamponi, secondo le direttive ministeriali, non erano da farsi perché dalla scheda del paziente non risultavano fattori di rischio. A questo punto se febbre, tosse e un incontro con una delegazione coreana non erano da considerare fattori di rischio comincio a non capire quali possano esserlo. Nel primo pomeriggio del 12 marzo, sempre più preoccupato, contatto l’assessore Razza al quale racconto tutta la paradossale vicenda. L’assessore , al di là dell’esito dei tamponi, ritiene necessario l’immediato ricovero. Alle 18 circa del 12 marzo Rizzuto viene ricoverato, sottoposto a TAC che dà esito di polmonite grave. Alle 23 dello stesso giorno la moglie mi comunica che al marito stanno somministrando l’ossigeno perché è in insufficienza respiratoria. Il 13 marzo, dopo quattro giorni, arriva l’esito di un tampone, non si sa quale dei due effettuati. Risultato: Covid-19. Ma Rizzuto è già in rianimazione”.

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