sabato, 6 Marzo 2021

Progetti fasulli sul turismo, arrestato imprenditore per truffa alla Regione

Spese fasulle e progetti fantasma che in teoria dovevano promuovere il turismo. La Guardia di Finanza ha scoperto una truffa ai danni della Regione Siciliana per un ammontare complessivo di 11,3 milioni. Agli arresti domiciliari è finito Antonio Fabbrizio, amministratore prima di diritto e poi di fatto di due consorzi che operano nel settore turistico beneficiari, insieme ad una terza società, di finanziamenti pubblici concessi dalla Regione.

Per lui anche l’interdizione dall’attività imprenditoriale e dall’esercizio di cariche presso persone giuridiche. Il Gip ha inoltre disposto il sequestro di beni e disponibilità finanziarie per 6,2 milioni di euro, tra cui un’autovettura e due immobili nei confronti dell’imprenditore, nonché di altri 5,1 milioni di euro nei confronti di Massimo Daniele Iafisco, amministratore prima di diritto e poi di fatto dell’altra società coinvolta.

La concessione dei contributi pubblici era finalizzata alla realizzazione di un sistema itinerante su tutto il territorio regionale per la fruizione del patrimonio culturale e naturalistico, in grado di promuovere il turismo locale e di potenziare le realtà produttive. Secondo quanto scrive Live Sicilia, sono dieci i progetti fantasma: Sistema itinerario Isole Eolie, Città della montagna, Centro storico Catania, Centro storico Siracusa, Città del mare, Tindari, Torri e Castelli, Aquae Labodes, Alcesti due Mari, Servizi Musei.

Le indagini hanno permesso di accertare l’esistenza di un sodalizio criminale, composto dai due imprenditori oltre che da due prestanome, che avrebbe distratto i fondi ottenuti attraverso una falsa documentazione. Al termine delle indagini sono state denunciate 18 persone con l’accusa, a vario titolo, di associazione a delinquere finalizzata al falso ideologico, all’emissione e utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti, alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e alla malversazione, nonché per il reato di bancarotta fraudolenta.

All’indagine dei finanzieri hanno collaborato alcuni imprenditori che hanno confessato il sistema delle false fatture e le denunce dei funzionari pubblici che avevano capito il trucco.

 

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