Polemica a Ragusa su utilizzo proventi tassa soggiorno

La questione sollevata dal Consorzio ibleo per il turismo che annuncia: utilizzeremo altro corrente

Che fine hanno fatto i proventi della tassa di soggiorno a Ragusa? E' quello che si chiedono i responsabili del Consorzio ibleo per il turismo che lanciano una singolare provocazione: "non verseremo più i proventi della tassa al Comune ma in un conto corrente per creare servizi dedicati ai turisti".
Con il mese di dicembre si conclude infatti il primo semestre "sperimentale" durante il quale il Comune di Ragusa ha attivato la tassa di soggiorno di un euro per ciascuna notte di permanenza dei turisti nelle strutture ricettive. I conti finali ancora non sono stati fatti ma solo nei mesi di luglio, agosto e settembre il Comune pare abbia ricavato circa 250 mila euro. Somme che sarebbero dovute servire alla creazione di servizi per i turisti ma di cui finora non si ha nessuna traccia. "Altro che servizi in favore dei turisti – sottolinea il cda del Consorzio – piuttosto queste somme sarebbero servite a pagare altro. Ma se il Comune di Ragusa pensa che la tassa di soggiorno possa essere usata indiscriminatamente, allora si sbaglia di grosso". E il Consorzio lancia anche una frecciatina a sindacati e associazioni di categoria: "Non è possibile andare avanti in questo modo mentre loro restano stranamente silenti – conclude il Consorzio Ibleo per il Turismo – noi lavoriamo con le nostre risorse per creare pacchetti di soggiorno e per promuoverci anche in Italia e all'estero, vedi le ultime esperienze a Rimini e Lugano".
Una ‘frecciatina' che Fiavet e Confesercenti non hanno gradito. "Altro che stranamente silenti. Siamo sempre stati noi, i primi, ad opporci, sin dall'iniziale previsione, all'imposizione della tassa di soggiorno" replica il presidente di Federalberghi Ragusa, Rosario Dibennardo che aggiunge: "ma nel momento in cui la decisione è risultata irreversibile, nonostante le nostre indicazioni di segno contrario, abbiamo chiesto agli enti locali di prevedere un apposito capitolo in cui fare confluire i suddetti fondi affinché gli stessi venissero utilizzati per investimenti in campo turistico. Tanto è vero che in alcune realtà locali, come Modica, si è pensato di dare vita ad un ente consortile, con la presenza dell'associazione di categoria, che potesse gestire le risorse in questione". 
"Non intendo entrare in polemica ma sulla tassa di soggiorno la Confesercenti si è fortemente opposta – dichiarano sua Giuseppe Occhipinti, presidente comunale di Confesercenti Ragusa e il direttore provinciale Massimo Giudice – poi, quando il Comune ha deciso di avviare la fase sperimentale, ci siamo attivati anche con le altre associazioni affinché questi fondi venissero utilizzati per migliorare o dare nuovi servizi per il turismo. Abbiamo offerto valide proposte in tal senso, con l'obiettivo di gestire i fondi insieme all'amministrazione comunale".
E sull'argomento è intervenuta anche Sonia Migliore, ex assessore comunale al Turismo, al tempo in cui fu introdotta la tassa.  "Innanzitutto – precisa Migliore – bisogna chiarire che in effetti si chiama ‘imposta di scopo' per il turismo, istituita cioè allo scopo di potenziare i servizi turistici di un territorio che evidentemente punta ad uno sviluppo complessivo contemplando il turismo come la terza gamba dell'economia iblea. Che senso avrebbe istituire tale imposta e poi destinarla a tutt'altro? Ecco perché non possiamo assolutamente vanificare gli sforzi sinora effettuati solo dal mondo imprenditoriale e dobbiamo puntare al potenziamento dei servizi turistici e la cui realizzazione può derivare proprio da questa tassa considerate le difficoltà delle casse comunali: basti pensare che, essendo stata esigibile solo dal 1 luglio 2012, prevedevamo una prima entrata di circa 200/300 mila euro, somma destinata sicuramente a crescere ma a condizione di utilizzarne i proventi solo sui servizi turistici, almeno per l'80%, e non spalmandoli sulle varie necessità di cassa. Pertanto invito il commissario straordinario a rivedere tali posizioni che, altrimenti, sovvertirebbero non solo la volontà politica del territorio comunale e del consiglio Comunale ma la natura stessa dell'imposta di soggiorno".

 

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