Affitti brevi, associazioni divise tra stop e nuove regole
17 Settembre 2026, 12:00
La proposta dell’UE legata agli affitti brevi è stata al centro di un tavolo al ministero convocato da Gianmarco Mazzi. “Ho incontrato le associazioni più rappresentative – spiega il ministro – e ho raccolto la loro profonda preoccupazione sulla proposta di regolamento del settore da parte della Commissione europea. Effettivamente questo documento da un lato parrebbe minacciare il ceto medio d’Europa colpendo la piccola proprietà immobiliare, in particolare quella degli italiani, dall’altro non sembra portare alcun beneficio evidente al turismo e ai turisti, e nemmeno ai residenti. Condivido lo sconcerto del tavolo nel constatare che l’Unione europea non abbia fatto tesoro della fallimentare esperienza di Barcellona”.
Durante l’incontro FARE – Federazione Nazionale delle Associazioni della Ricettività Extralberghiera ha depositato una memoria sulle criticità della proposta di Regolamento europeo. “Il testo europeo è irricevibile – sottolinea il presidente Elia Rosciano – perchè presenta criticità giuridiche, fiscali e statistiche che rischiano di penalizzare le famiglie italiane e non distingue adeguatamente il piccolo proprietario che integra il reddito familiare dal grande operatore professionale. Non è pensabile che un provvedimento che incide sul diritto di proprietà sia vincolante, mentre la necessità di sviluppare il social housing da parte degli Stati membri resti una mera raccomandazione – prosegue Rosciano – La locazione breve va inoltre considerata anche come strumento di riscatto per inoccupati e donne senza altro reddito, occasione di sviluppo e formazione, diffusione della ricchezza e recupero del patrimonio abitativo, storico e culturale delle aree interne”.
Alla luce delle criticità rilevate, FARE chiede alla delegazione italiana di opporsi all’attuale impianto della proposta in sede negoziale. Per rendere esaminabile un futuro testo alternativo, la Federazione indica alcuni correttivi: trasformare integralmente il provvedimento in una Raccomandazione; subordinare eventuali restrizioni locali alla preventiva adozione di un piano di recupero degli alloggi ERP; includere nel calcolo del reddito disponibile i regimi sostitutivi, compresa la cedolare secca, e l’integrale componente reddituale; innalzare prudenzialmente da 8 ad almeno 13 la soglia del rapporto prezzo/reddito utilizzata per individuare le situazioni di stress abitativo.
In aperto al contrasto al regolamento Ue la posizione di AIGAB che ha partecipato all’incontro con il presidente Marco Celani: “L’Italia spinga gli altri Paesi UE ad adottare misure concrete per aumentare l’offerta abitativa e a mettere da parte un approccio ideologico inaccettabile che il Regolamento introduce. Folle il criterio di stress abitativo: così come è concepito, quasi tutti i Comuni italiani finirebbero per rientrarvi; non si può legarlo soltanto agli affitti brevi come determinante dell’incremento del prezzo delle abitazioni. Nelle ultime ore Napoli ha varato misure che consentono al Comune di limitare al 30% gli affitti brevi all’interno di un edificio generando una conflittualità pazzesca in Città. Contiamo sulla tutela del Governo verso proprietari e gestori professionali e ribadiamo quindi la nostra richiesta di opposizione totale al Regolamento UE che non tiene conto delle specificità italiane.
“L’estensione della cedolare secca al 10% per i contratti residenziali di lunga durata che rispettino determinate condizioni di accessibilità, strumenti assicurativi e fondi di garanzia contro la morosità, procedure più rapide e prevedibili per la restituzione degli immobili in caso di mancato pagamento e maggiore flessibilità per le locazioni destinate a studenti, lavoratori temporanei e persone in mobilità professionale”: sono invece le proposte che Property Managers Italia ha inviato alla segreteria di Mazzi dopo il confronto al MiTur.
Lorenzo Fagnoni, presidente di Property Managers Italia, ribadisce in una nota che “la crisi abitativa è reale e va affrontata, ma se vogliamo aumentare davvero il numero di case disponibili dobbiamo intervenire sulle cause e creare le condizioni perché gli immobili tornino sul mercato residenziale. Per questo chiediamo al Governo di sostenere in Europa un principio molto concreto: l’obiettivo deve essere avere più case disponibili e accessibili, non semplicemente meno locazioni turistiche”.
Diversa la posizione di Federturismo e Confindustria Alberghi. “Il fenomeno degli affitti brevi deve essere governato, soprattutto nei centri ad alta densità turistica, dove una crescita incontrollata rischia di alterare la residenzialità e l’identità stessa delle destinazioni. Per questo guardiamo con favore all’iniziativa del Comune di Napoli, che prova ad affrontare il problema con strumenti mirati e territoriali”, dichiara Federturismo Confindustria. Per Federturismo è però essenziale evitare contrapposizioni ideologiche. “Le locazioni brevi rappresentano una componente ormai strutturale dell’offerta turistica, in particolare nelle ampissime aree dove la copertura degli alberghi è molto scarsa e stagionale. Il mercato degli affitti brevi deve operare in un quadro di legalità, trasparenza e concorrenza leale. Servono controlli più efficaci sulla regolarità degli immobili, sugli obblighi fiscali e contributivi e sulla reale natura dell’attività esercitata”.
“Accogliamo con grande favore l’approvazione della variante sul centro storico da parte del Consiglio comunale di Napoli: un ottimo segnale per il futuro delle città d’arte e per una gestione più equilibrata e sostenibile dei flussi turistici. Si tratta di un provvedimento di grande rilevanza politica e regolatoria, atteso da tempo dall’ospitalità professionale e dal territorio”, ha dichiarato Elisabetta Fabri, presidente di Confindustria Alberghi. “In assenza di un quadro nazionale organico, Napoli dimostra che i Comuni possono usare le proprie competenze urbanistiche per governare la proliferazione delle attività extralberghiere in ambito residenziale e tutelare la vivibilità dei centri storici. La soglia minima del 70% di residenza ordinaria per ciascun edificio e regole chiare sui cambi di destinazione d’uso sono strumenti concreti”.