Dimore storiche fondamentali per ripartenza settore eventi

Giacomo di Thiene, presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane (ADSI), ha partecipato questa mattina agli Stati Generali del settore matrimoni ed eventi. Insieme ai rappresentanti delle 16 associazioni di categoria promotrici dell’evento, ministri, sottosegretari, parlamentari, assessori e consiglieri, di Thiene ha tracciato un’immagine ben definita della situazione che sta vivendo il comparto e di quali sono i prossimi passi per affrontare la ripartenza post covid.
Nel suo intervento ha sottolineato come “la filiera rappresenti un importante spaccato del tessuto di piccole e medie imprese che sono una peculiarità tutta italiana. Un’eccellenza da molti riconosciuta che, ciononostante, è estremamente difficile da tutelare date la sua eterogeneità e frammentazione, costituendo un raggruppamento che da va dall’associazione dei fotografi a quella dei caterer, dai wedding planner ai proprietari di dimore storiche. Una categoria, quest’ultima, che spesso non viene adeguatamente considerata dalla classe politica. Eppure, le 9.400 dimore storiche aperte al pubblico, che ogni anno sono visitate da 45 milioni di persone, generano tra i 500mln e 2mld di indotto sul territorio e nel 2020, a causa del forzato blocco delle attività, si stima abbiano determinato la perdita di lavoro di circa 30.000 persone.
Non bisogna poi dimenticare che la maggior parte di esse si trovano in piccoli comuni, e producono un indotto economico che non è delocalizzabile, alimentando tante micro e piccole imprese legate al mondo del restauro, del turismo e degli eventi, spesso aziende familiari, baluardo della conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale italiano e dei territori in cui sono collocati – ha ricordato poi di Thiene – Dobbiamo approfittare di questa pausa forzata per migliorare il sistema d’accoglienza del nostro Paese, restaurare i palazzi e semplificare e coordinare le norme. Bisogna però iniziare a farlo sin da subito, comunicando le potenzialità del nostro Paese per renderlo sempre più attrattivo agli occhi del turista. In caso contrario, quando nei prossimi anni il turismo riprenderà a pieno regime, rischiamo di perdere visitatori a scapito di altri Paesi che nel frattempo si saranno preparati meglio di noi”.

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