Nuovi direttori e servizi aggiuntivi, Franceschini e la rivoluzione dei musei

Non saranno “manager del frigorifero”, ma potranno arrivare anche dall’estero i nuovi direttori dei 18 principali musei statali italiani. A dirlo, il ministro dei beni culturali e del turismo, Dario Franceschini, nel corso dell’audizione alla Settima Commissione in Senato sulla riorganizzazione del Mibact, la cui riforma è appena entrata in vigore.    

“Immagino si candideranno in molti per dirigere questi musei – racconta Franceschini – e mi auguro che i bandi di selezione vengano pubblicati anche all’estero”. Per i tempi, si dovranno attendere le nomine alle direzioni generali, previste per la settimana prossima, che avranno tra i loro primi atti proprio il lancio dei bandi internazionali per i 18 musei in cerca di direttore. Primo requisito, un’altissima competenza. “Affidandoci a rigidi criteri di selezione e trasparenza – spiega Franceschini – cerchiamo storici dell’arte, architetti, archeologi, che si siano formati di più nella parte manageriale che sul territorio”.

Accanto a questa nuova procedura, prosegue, “vorrei introdurre anche nuovi e più rigidi criteri di valutazione dell’operato dei musei, che tengano conto non solo del numero dei visitatori, ma anche del lavoro e della ricerca svolti”.

Quanto ai dirigenti già in forza al ministero, “un turn over sarebbe il sogno di ogni ministro, ma il ministero non è un’azienda. Credo però che una rotazione, all’interno del ministero, aiuti perché ripartendo” con nuovi compiti “si è più motivati”.   

Entro “i primi mesi del 2015” i musei dovrebbero anche veder risolta la questione dei servizi aggiuntivi, le cui assegnazioni da troppo tempo continuano ad andare avanti a suon di mini-proroghe. “L’idea – spiega il ministro – è di mantenere i servizi aggiuntivi esterni, perché non c’è nessuna attività dello Stato che sia in grado di gestire, ad esempio, un bookshop. E questo è un peccato”.

Inoltre Franceschini ha annunciato che “è stato presentato il Piano di trasparenza del Mibact. E siamo tra i primi a farlo”. Il Piano di trasparenza, spiegano dal ministero, “è previsto per legge” ed è stato illustrato ai dirigenti. Come da normativa, ha tra i suoi obbiettivi “la prevenzione alla corruzione, l’accesso civico ai dati, il miglioramento delle performance e la rendicontazione manageriale”. 

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