Al via fase sperimentale pass covid, ma restano nodi su test e quarantene

Sta per partire la fase sperimentale tecnica del certificato europeo Covid. Il 10 maggio l’Italia ed un gruppo di almeno altri 14 Stati membri – tra cui Francia, Grecia, Olanda e Spagna – prenderanno parte ad un test senza dati, in attesa della piena operatività della piattaforma. Bruxelles punta a rendere il sistema operativo dal primo giugno, per permettere ai Paesi dell’area economica europea di collegarsi man mano, in attesa della conclusione dell’iter legislativo, previsto per fine giugno.

Ma ci sono almeno un paio gli scogli che potrebbero rallentare la corsa del pass, pensato per agevolare i viaggi estivi e dare ossigeno alle imprese turistiche. E il rischio di un patchwork con i Paesi ancora una volta in ordine sparso, ciascuno col proprio sistema, ed i turisti in preda all’incertezza, resta ancora dietro l’angolo.

In una lettera ai 27 il commissario a capo della Task force sui vaccini Thierry Breton ha incoraggiato le cancellerie a collegarsi il prima possibile al sistema Ue per risolvere eventuali complicazioni ed essere tutti pronti al via per inizio luglio. Roma ha già fatto sapere che si allaccerà nella seconda metà di giugno, mentre Parigi, L’Aja e Berlino saranno l’avanguardia. Ma il sistema del certificato digitale è stato disegnato anche per permettere una facile integrazione dei Paesi terzi: contatti sono in corso con gli Stati Uniti e presto potrebbero essere avviati anche col Regno Unito

Nella posizione approvata in plenaria, gli eurodeputati chiedono che i titolari del certificato vaccinale non siano soggetti a test, quarantena o autoisolamento, e nel caso in cui non ci sia stata immunizzazione – per evitare discriminazioni di carattere economico – i parlamentari europei pretendono che l’alternativa del test sia offerta gratuitamente. Oltre a spingere su una scadenza precisa per il provvedimento, ad un anno dall’entrata in vigore. Al contrario, il Consiglio lascia mano libera ai governi, che a seconda della situazione epidemiologica potrebbero imporre test e quarantene anche a chi si è già vaccinato. In particolare Germania, Finlandia e Olanda hanno spinto affinché fosse previsto questo margine di flessibilità e non sembrano essere intenzionate a rinunciare. La porta appare chiusa anche sulla questione dei test gratis. E la Commissione europea non pare disposta a stanziare nuovi fondi oltre ai cento milioni già sborsati per i test rapidi. Quanto alla scadenza (un problema sicuramente secondario rispetto agli altri due nodi), il Consiglio vorrebbe chiudere col provvedimento solo dopo che l’Organizzazione mondiale della sanità avrà annunciato la fine della pandemia.

“Accogliamo di buon grado ogni tipo di provvedimento che possa agevolare la ripresa della circolazione tra Stati e dunque la ripartenza del turismo”, ha comemntato il presidente di Assoturismo Vittorio Messina, secondo cui “il passaporto vaccinale deve essere uno strumento snello, unificato a livello europeo, che possa finalmente favorire corridoi turistici controllati e sicuri in tempi brevi. Bisogna invece fare attenzione ed evitare il rischio di finire per limitare, o peggio scoraggiare gli spostamenti anziché favorirli o che vada a finire come la vicenda del “tracciamento”, che doveva rappresentare la prima arma contro il dilagare dell’epidemia e che, purtroppo, invece si è rivelata un vero fallimento”.

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