Federalberghi accusa: 14,7% alloggi su Airbnb è senza CIN
07 Ottobre 2026, 12:20
Ad agosto 2026, erano disponibili su Airbnb 571.982 annunci relativi ad alloggi in Italia, con una crescita esponenziale che non accenna a fermarsi (38.587 annunci in più rispetto ad agosto 2025, con un incremento del 7,2%).
Tra le città italiane maggiormente interessate dal fenomeno troviamo Roma con 37.387 annunci, Milano con 26.610, Firenze con 13.902, Napoli con 11.497 e Venezia con 9.042.
Per quanto riguarda le regioni, la pole position spetta alla Toscana, con 72.771 annunci, seguita dalla Lombardia con 66.619, dalla Sicilia con 57.335 e dal Lazio con 51.871.

La densità maggiore si registra in Liguria (5,34 annunci per kmq), mentre l’incremento maggiore si è verificato in Friuli-Venezia Giulia (+21,5% rispetto ad agosto 2025).
Sono queste le principali evidenze rilevate dal centro studi di Federalberghi, che – con il supporto di due istituti di ricerca indipendenti (l’italiana Incipit consulting e la statunitense Inside Airbnb) – monitora costantemente il mercato degli affitti brevi, analizzando le offerte disponibili su Airbnb.

Dall’analisi delle inserzioni presenti ad agosto 2026 sul portale Airbnb, Federalberghi rileva quattro grandi bugie sulla shadow economy:
NON È VERO CHE SI TRATTA DI FORME INTEGRATIVE DEL REDDITO
Sono attività economiche a tutti gli effetti. Più di due terzi degli annunci (il 67,5%) sono pubblicati da persone che amministrano più alloggi, con casi limite di soggetti che gestiscono più di 15.000 alloggi.
NON È VERO CHE SI CONDIVIDE L’ESPERIENZA CON IL TITOLARE
Quattro annunci su cinque (l’81,8%) si riferiscono all’affitto di interi appartamenti, in cui non abita nessuno.
NON È VERO CHE SI TRATTA DI ATTIVITÀ OCCASIONALI
Più della metà degli annunci (il 57,6%) si riferisce ad alloggi disponibili per oltre sei mesi l’anno.
NON È VERO CHE TENDONO A SVILUPPARSI DOVE C’È CARENZA DI OFFERTA
Gli alloggi sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche dove è maggiore la disponibilità di esercizi ufficiali.
Ciascuno degli alloggi in vendita su Airbnb è stato indicato sulla mappa con un punto rosso; il risultato è una grande macchia, che ha invaso le grandi località turistiche, i capoluoghi, le coste, etc.
Ne è un esempio l’estintore: la legge prevede che ce ne debba essere almeno uno in ogni appartamento in locazione breve, ma solo il 55,6% degli annunci su Airbnb (equivalente in numero assoluto a 317.970) ne dichiara la presenza.
Il kit di primo soccorso risulta solo nel 39,9% dei casi (228.086) e il rilevatore di fumo nel 33,1% (189.456).
La cassaforte è presente solo nel 16% degli annunci (91.353) e la camera da letto con una serratura nel 7,7% (43.887).
Inoltre anche l’obbligo del CIN spesso viene eluso. A dispetto dell’obbligo di legge, ad agosto 2026 84.324 annunci su Airbnb (il 14,7% del totale) erano privi del CIN.
In aggiunta a questi, erano presenti sul portale 1.659 annunci che si dichiarano esenti da questo obbligo. Tuttavia, anche in questo caso, qualcosa non quadra: l’unica eccezione ammessa dalla legge riguarda gli alloggi che vengono affittati per periodi superiori a un mese, ma solo 119 di quanti dichiarano di essere esenti hanno impostato un minimum stay maggiore o uguale a trenta notti.
Considerando che la mancata esposizione del CIN è punibile con una sanzione da 500 a 5.000 euro, ed è applicabile anche ai portali, è in gioco una potenziale mega-multa da oltre 421 milioni di euro.
Il rapporto completo, comprensivo delle schede sulle singole regioni, è disponibile nella sezione “rapporti e indagini” del sito www.federalberghi.it