Porti turistici italiani poco internazionali: solo 15% diportisti è straniero

Al Salone Nautico di Genova indagine di Ucina, Assomarinas, Assonat

Sono ancora pochi, appena 15,1% sul totale, i diportisti che approdano nei porti turistici italiani provenienti dall'estero. La parte del leone (52,8%) la fanno quelli che arrivano dalla stessa regione del porto, mentre il 32,1% giunge da altre regioni e solo il 15,1% dall'estero. Il dato è emerso da un'indagine di Ucina, Assonat e Assomarinas e presentata al Salone Nautico Internazionale di Genova.
Lo studio, illustrato da Gian Marco Ugolini, coordinatore scientifico dell'Osservatorio nautico nazionale, è stato effettuato tra 277 imprese tra porti polifunzionali e punti di ormeggio, e analizzando i bilanci del triennio 2008-2010 di 140 aziende. Fra gli elementi emersi, il fatto che la durata media di 40 anni delle concessioni demaniali nei marina non è sufficiente ad ammortizzare gli investimenti, che i canoni portuali hanno una correlazione molto bassa con i numeri di posti barca – l'elemento che più influisce sui ricavi dei porti -, che solo il 30% degli spazi in concessione è direttamente occupato dalla barca e che nei marina quasi il 20% degli spazi non è redditizio.
Commentando i dati, il presidente di Ucina, Anton Francesco Albertoni, ha affermato in particolare che così come le aziende del comparto nautico stanno attrezzandosi per andare sui mercati esteri, "l'unica strada che permette loro di uscire dalle secche", anche la portualità turistica italiana dovrebbe puntare ad internazionalizzarsi di più.
Luciano Selva, presidente di Assonat, ha invocato la necessità di mettere in rete i porti nazionali per fare sinergie mentre il presidente di Assomarinas Roberto Perrocchio ha osservato che l'internazionalizzazione è anche un problema di sistema paese ed ha citato in particolare la concorrenza di altri paesi dovuta ai voli low cost.

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