Regioni all’attacco: chiudere piste sci danno irreversibile

Lo stop allo sci e alle vacanze sulla neve a Natale provocherebbe “un danno irreversibile”. Le regioni vanno all’attacco del premier Giuseppe Conte e rilanciano approvando le linee guida per far partire la stagione bianca: tetto massimo agli skipass giornalieri, presenze su funivie e cabinovie ridotta al 50%, acquisto on line dei biglietti. Il pressing è compatto e va dai presidenti agli imprenditori fino ai maestri di sci.

“Per non compromettere la stagione sciistica e per non creare un danno irreversibile all’economia della montagna dei nostri territori” gli impianti vanno aperti sottolinea il vicepresidente della Conferenza Giovanni Toti. L’esecutivo “riveda le scelte” aggiungono gli assessori con delega agli impianti di Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Provincia di Trento, Provincia di Bolzano, Veneto e Friuli Venezia Giulia ribadendo come ogni iniziativa sarà caratterizzata da “una massima attenzione alla sicurezza” e sottolineando come “molte realtà imprenditoriali legate alla stagione bianca, tra cui scuole sci, noleggi, aziende di trasporto, hotel e ospitalità in genere, aspettano risposte per programmare la stagione invernale”.

Dal canto loro, i governatori chiedono un “punto di equilibrio” che consenta, come dice quello del Piemonte Alberto Cirio, di poter sciare magari chiudendo bar e ristoranti, soluzione che farebbe comunque arrivare nelle valli migliaia di turisti. Anche il presidente della Valle d’Aosta Erik Lavevaz parla della necessità di “arrivare ad una sintesi” mentre quello altoatesino Armo Kompatscher chiede “soluzioni intermedie”: si apra ai residenti e solo dopo per i turisti.

Per il momento però il governo resta fermo sul no. Con ancora 600 morti al giorno, liquida la questione il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia “non ci sono le condizioni”, dunque solo parlarne è “fuori luogo”. Gli fa eco Roberto Speranza: le misure restrittive sono e restano indispensabili”. E’ ovvio però – e il governo ne è consapevole – che se salta il Natale sulla neve – sarà necessario mettere le mani al portafoglio per trovare i fondi e ristorare l’intero settore. Ma non c’è solo lo sci. Nei prossimi giorni il governo sarà chiamato ad affrontare le misure in vista del Natale. Venerdì ci sarà il nuovo monitoraggio e dunque prima del fine settimana, ribadiscono fonti dell’esecutivo, non si metterà mano al provvedimento. Che in realtà potrebbe sdoppiarsi.

Un primo Dpcm coprirebbe il periodo dal 4 dicembre ai giorni immediatamente al ridosso del
Natale: verrà allentato il coprifuoco (alle 23 o alle 34) sarà consentito lo shopping, con i negozi che potranno rimanere aperti in una fascia oraria più ampia per evitare assembramenti. Ci sarà anche l’apertura dei centri commerciali nei fine settimana e nei giorni festivi e saranno contingentati gli ingressi non solo nei negozi ma anche in strade e piazze, soprattutto in alcune grandi città e nel weekend, con un aumento generale dei controlli. Ancora in dubbio invece l’apertura serale di pub e ristoranti mentre per quanto riguarda gli spostamenti tra le Regioni, saranno consentiti quelli nelle zone gialle.

Il secondo Dpcm dovrebbe invece stabilire le norme per le feste vere e proprie, con misure più dure: ci saranno le raccomandazioni per il Cenone di Natale, con l’Oms che si è aggiunta a quanti chiedono di evitarlo – “sarebbe la decisione più saggia” dice il capo tecnico dell’Organizzazione Maria Van Kerkhove – coprifuoco anticipato, niente appuntamenti in piazza e feste private, probabile stop agli spostamenti. E niente vacanze sulla neve.

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