Turismo musicale, Italia meta preferita tra concerti e grande classica

In Italia è ancora un po’ “acerbo” ma in altri Paesi europei (dalla Germania alla Austria alla Svizzera tedesca) sta vivendo un momento di grande maturità e fulgore. E’ il turismo musicale, uno dei più culturali, esperienziali ed emozionali che si possano immaginare, in grado di stravolgere le consuete rotte turistiche e gli itinerari da catalogo, che fa vedere sotto luce nuove anche mete inflazionatissime, che destagionalizza l’offerta e la domanda e non conosce la crisi.

A TTG Incontri questo particolare segmento è stato raccotato nel corso di un convegno organizzato da Sipario Musicale, tour operator specializzato nel settore da più di 20 anni, in collaborazione con l’Accademia di Santa Cecilia di Roma, la più antica e prestigiosa d’Italia.

“Non ci sono ancora studi specifici ma secondo i dati raccolti dalla professoressa Sara D’Urso dell’università di Milano – spiega Andrea Cortellazzi, direttore Marketing di Sipario – si tratta di un piccolo ma potente popolo di 15 mila appassionati di musica classica e opera che vengono appositamente in Italia ogni anno e almeno 5 mila che vanno all’estero. Sono numeri che aumentano a dismisura se consideriamo la musica pop ma in quel caso di tratta di viaggiatori mordi e fuggi che poco fanno per l’indotto della destinazione scelta. 

In Italia purtroppo si è un smarrito quel grande culto della classica e del teatro che c’era una ventina di anni fa. Infatti il cliente tipo connazionale è abbastanza anziano, colto, benestante o addirittura big spender e fa del viaggio musicale una sorta di conferma del proprio status symbol. Quindi vuole solo cose esclusive, alberghi e ristoranti di lusso e anche viaggi in business. Il cliente straniero è ugualmente colto e appassionato, anche di più ma appartiene a tutte le fasce di età e di portafoglio. Quindi pur di godersi il suo concerto preferito se non è agiato dorme in periferia, mangia e viaggia low cost”.    

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