martedì, 2 Marzo 2021

Guide/2, in Italia ora sono sei chef a 3 stelle Michelin

E ora la ristorazione d’albergo non è più la Cenerentola della gastronomia

Nel 2010 l’Italia conquista il suo sesto ristorante a ‘tre stelle’, il massimo punteggio che la Guida Michelin 2010 – in libreria da domani al prezzo di 23 euro – possa assegnare ad uno chef: la new entry è ‘Da Vittorio’ a Brusaporto (Bg). Niente in confronto alla Francia che ne porta a casa quasi trenta. La mitica ‘Rossa’ (il primo baedeker in ordine temporale ad uscire sul mercato) – presentata oggi – ha preso in rassegna 6.306 esercizi (2.392 ristoranti, 3.914 alberghi, 394 agriturismo) in 2.076 località. Il risultato – spiega la Guida – è che "in un anno difficile come quello trascorso, l’attenzione ai nuovi talenti nella ristorazione" ha portato ad aumento non solo delle tre stelle ma anche delle due (sette) e dei locali ad una stella (23). Un vertice in cui c’é un altro elemento di novità: la ristorazione d’albergo "si è lasciata definitivamente alle spalle la fama di Cenerentola della gastronomia". Insomma, i grandi alberghi rappresentano sempre più spesso un punto di riferimento per i gourmet. Di contro – nel gioco degli ingressi e delle uscite dall’empireo stellato della Guida – la Michelin registra – come hanno dovuto fare le altre rassegne – la chiusura del ristorante di un grande della cucina italiana: ‘Il Gambero rosso’ di Fulvio Pierangelini a San Vincenzo (Li). Come va segnalata la persistenza delle due stelle per Gianfranco Vissani, re incontrasto, invece, per le altre Guide. Ecco i sei migliori ristoranti della penisola: ‘Al Sorriso’ a Soriso (Novara), ‘Dal Pescatore’ a Canneto sull’Oglio (Mantova), ‘Le Calandre’ a Rubano (Padova), ‘Enoteca Pinchiorri’ a Firenze, ‘La Pergola’ a Roma, ‘Da Vittorio’ a Brusaporto (Bg). Infine la Michelin registra ben 234 ristoranti – sparsi in tutt’italia – che possono fregiarsi del simbolo ‘Bib Gourmand’ che indica locali con un buon rapporto tra qualità e prezzo perché in tempo di crisi, è bene tenere presente le compatibilità economiche.

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