Opificio, Setificio, Scuola del Cuoio: la filiera che rifornisce gli interni di Firenze

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A Firenze l’artigianato non è un ricordo da cartolina: è una filiera che lavora ancora su commessa. L’Opificio delle Pietre Dure apre nel 1588, l’Antico Setificio Fiorentino tesse seta dal 1786, la Scuola del Cuoio insegna a tagliare la pelle a mano dal 1950.

Tre date, tre botteghe, un unico bacino di competenze a cui chi progetta interni continua a rivolgersi. Il quadro però si sta stringendo.

Nel 2025 le imprese artigiane della provincia sono calate del 4,3%, secondo la Camera di Commercio di Firenze. Per questo motivo ogni progetto che sceglie di lavorare con le maestranze locali, invece che con fornitori industriali, vale la pena di essere guardato da vicino.

È il caso del restyling di The James, in Via di Mezzo 20, firmato dall’architetto e designer James Cavagnari. Quattordici suite, otto tipologie, un palazzo cinquecentesco nato come convento.

Vediamo da dove arrivano i materiali e come finiscono nelle stanze, tipologia per tipologia.

Le botteghe che riforniscono gli interni fiorentini

L’Opificio delle Pietre Dure nasce nel 1588 per volontà di Ferdinando I de’ Medici come manifattura di corte, con la prima sede nella Galleria dei lavori, nel braccio di levante degli Uffizi.

Lavorò per oltre tre secoli, fino alla fine dell’Ottocento, alla decorazione della Cappella dei Principi in San Lorenzo, e con la fine del Granducato si convertì al restauro. Il Gabinetto Restauri, fondato nel 1932 da Ugo Procacci, fu il primo laboratorio di restauro moderno d’Italia. Le due realtà si unirono nel 1975, in via degli Alfani 78.

In San Frediano l’Antico Setificio Fiorentino produce seta dal 1786, oggi dentro il gruppo Stefano Ricci. È uno dei pochi laboratori al mondo che tessono ancora la seta muovendosi fra telai antichi, fra cui l’orditoio realizzato nel Settecento su progetto di Leonardo da Vinci, che non si è mai fermato.

Dall’archivio storico escono damaschi del Rinascimento in seta, broccatelli in seta e lino, lampassi settecenteschi. Il Setificio lavora su commessa per interior designer e architetti di tutto il mondo, con tessuti d’arredo destinati a hotel, residenze private, superyacht e jet privati: è la parte di filiera che un albergatore incontra prima delle altre.

Nel 1950 i Frati Francescani del Monastero di Santa Croce e le famiglie Gori e Casini aprono la Scuola del Cuoio per insegnare agli orfani della guerra un mestiere pratico. I frati misero a disposizione il vecchio dormitorio, un’ala donata durante il Rinascimento dai Medici, che ne avevano commissionato la costruzione a Michelozzo: soffitto a volta, stemmi di famiglia e affreschi eseguiti dalla scuola del Ghirlandaio.

Si insegnavano le tecniche per tagliare la pelle a mano e, ai più talentuosi, l’arte della doratura con foglia d’oro a 22 carati. Nel 1968 Saragat nominò Marcello Gori Cavaliere del Lavoro; oggi la bottega è alla terza generazione della stessa famiglia, e il Ritz di Parigi ha ordinato qui i suoi piccoli prodotti in pelle.

Il Ponte Vecchio diventa strada di oreficerie con un bando di Ferdinando I del settembre 1593, che assegnava i locali a orefici, gioiellieri e argentieri: arrivarono 41 orefici e 8 gioiellieri. Le concerie stanno intorno all’Arno dal Duecento, e i toponimi le conservano: Corso dei Tintori, Via delle Conce, Via dei Conciatori. Sono le maestranze che tengono aperta quella filiera cittadina, e che lavorano su commessa.

Il restyling e chi lo firma

Non è una costruzione nuova, ma un restyling: il lavoro parte dalla casa dell’infanzia di James Cavagnari, un palazzo cinquecentesco nato come convento. Con artigiani locali Cavagnari ha cercato i materiali per le 14 suite, per il ristorante e per il lounge bar. Accanto alle 14 suite la struttura ha una categoria Deluxe Room.

The James è un hotel di lusso a Firenze ricavato nel palazzo di Via di Mezzo 20. Ogni tipologia è presentata come una narrazione autonoma, con arredi disegnati per la singola suite. Il gruppo di punta è quello delle Signature Suite, che i materiali della struttura chiamano anche Special Suites.

Le otto tipologie, metratura per metratura

Le tipologie pubblicate sono otto, con metrature dichiarate fra 32 e 63 mq. La JC Suite è la più ampia fra quelle pubblicate, 63 mq al primo piano, e solo qui sono dichiarati più affreschi, definiti autentici: un letto a baldacchino ispirato alle strutture da giardino ne è il cuore scenografico, insieme a tessuti écru e mobili storici.

La Chaplin Suite occupa 60 mq al secondo piano ed è la sola con travi a vista dichiarate. La Florence Suite sta al terzo piano su 56 mq, con terrazza e balcone, e la sua loggia guarda i tetti e la cupola verde della Sinagoga.

Su due livelli, la Master Suite va da 43 a 56 mq e arriva fino a tre ospiti, con la zona notte sul soppalco. Le Court Suite stanno al piano terra, 55 mq, affacciate su una corte interna con patio privato; in alcune di esse l’angolo relax ha una vasca freestanding o una sauna in legno naturale. Restano la Suite da 50 mq e la Junior Suite da 38, entrambe al primo piano, e la Deluxe Room fra 32 e 34 mq al primo e al secondo, con vista sul cortile interno.

Come sono arredate le suite

Da una stanza all’altra cambia il dettaglio d’autore. Alle pareti della Deluxe Room una collezione di foulard vintage Hermès incorniciati compone una narrazione fatta di simboli e colori; il letto Baxter dialoga con una scrivania d’epoca, una cassettiera a motivi optical e pezzi originali degli anni Cinquanta.

Il bagno ha superfici verdi lucide e una doccia walk-in ampia e trasparente. Su una parete resta un affresco ottocentesco con San Francesco e San Sebastiano, memoria dello spazio quando era parte dell’antico convento.

Nella Master Suite un armadio da viaggio degli anni Cinquanta occupa la parete principale: cassetti e ripiani si aprono con la precisione di un antico meccanismo e all’interno compare il ritratto della giovane regina Elisabetta.

Accanto corre una sequenza di schizzi originali di Giò Ponti. I tessuti sono senape e verde, il bagno è rivestito da piastrelle verdi lavorate a mano con taglio irregolare, e due lampade in vetro soffiato completano l’ambiente.

La Chaplin Suite è un open space con divano in velluto azzurro petrolio, superfici in legno lucido, dettagli in ottone e un bagno in mosaico rosso scuro con lavabo scultoreo. Nella Junior Suite il letto è incorniciato da un baldacchino metallico che disegna un arco gotico stilizzato, con velluti ocra sulla testata, soffitto rosato cipria e piastrelle verde smeraldo in bagno.

La Florence Suite lavora su pareti blu profondo e vellutato e un tappeto rosa antico, con una vasca freestanding su ceramica rossa intensa. Nelle Court Suite tornano ceramiche artigianali e finiture in ottone, mentre nella Suite le pareti rivestite in tessuto stanno accanto a legni lucidi e intarsi in vetro, su una palette fra verde salvia, ambra e ocra. Le dotazioni sono le stesse in ogni stanza: Ortigia in bagno, Nespresso per il caffè, bollitore Smeg, asciugacapelli Dyson.

Il food and beverage e i canali di prenotazione

The James Restaurant ha una proposta ispirata alla cultura mediterranea con richiami alla tradizione toscana, in continuità con l’estetica degli altri ambienti. Il menu è solo à la carte, con servizio dalle 12:30 alle 14:30 e dalle 19:30 alle 22:30.

Il 1564 Lounge Bar porta nel nome l’anno di nascita del palazzo che lo ospita, e apre dalle 18 all’una. I signature cocktail nascono dall’incontro fra spirits rari, infusioni homemade e botaniche dimenticate. La struttura lavora anche su eventi, matrimoni e shooting fotografici e video, che il modulo di richiesta gestisce come tipologie di soggiorno a sé. Nella sala del ristorante gli arredi sono su misura, con dettagli in legno naturale, finiture in ottone, complementi decorativi ispirati all’arte del territorio, pavimen

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