Le guide turistiche scrivono a Santanchè: riformare la professione

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera aperta firmata da Simone Fiderigo Franci, presidente GTI-Guide Turistiche Italiane, e inviata nei giorni scorsi al neo ministro al Turismo Daniela Santanchè. Nella missiva si pone l’attenzione sulla figura delle guida come professione morente e senza ricambio in assenza della richiesta normativa. La lettera fino ad ora non ha avuto alcun riscontro.

Gentile Ministro,

trascorsa qualche settimana dal Suo insediamento, riteniamo giunto il momento di sottoporle una annosa questione, ossia la riforma della professione di guida turistica, che GTI-Guide Turistiche Italiane, associazione nazionale concretamente attiva in tutto il Paese, chiede dal 2013 e che la stessa Europa ci impone, pena sanzioni.

 

– Parliamo di una riforma che si traduce nell’attuazione di un patentino nazionale – superando le limitano regionali e provinciali, oggi anacronistiche – che noi caldeggiamo non solo a tutela del nostro lavoro, ma della dignità e della continuità dello stesso. La continuità del lavoro, sarebbe favorita anche nelle aree meno turistiche, che potrebbero essere scoperte. Imporrebbe maggiore specializzazione tematica. Una normativa nazionale chiara è attesa anche da altri professionisti del settore turistico e culturale.

 

– Il quadro oggi è semplice: dal 2013 non ci sono abilitazioni. Tuttavia, chi vuole intraprendere la professione può abilitarsi all’estero, ottenendo al rientro, nella Regione di residenza, la conversione del patentino previo affiancamento.

– Questo significa che il percorso è consentito solo a quanti hanno la disponibilità economica di effettuare percorsi in altri Paesi, in primis Albania, Romania, Spagna. Con quale criterio, ci chiediamo, viene poi stabilità l’equipollenza dei requisiti? E perché, se esiste uno strumento di conversione, non ne esiste uno, unico in Italia, di accesso?

– Così procedendo non solo si penalizzano e disincentivano quanti hanno il sogno o l’ambizione di fare della divulgazione dell’arte e della cultura un mestiere, ma si impedisce un trasferimento generazionale in un Paese che fa del proprio patrimonio un vanto.

– Aggiungiamo che l’arrivo del Covid e della pandemia, che ha colpito duramente il turismo, ci ha fatto perdere risorse umane. Molti di noi, per sopravvivere, hanno dovuto ‘cambiare’ lavoro: chi entrando nel mondo della scuola chi in altri contesti che hanno consentito maggiore sicurezza.

– Questo comporta che in questa fase di ripresa, in cui lavoriamo ancora con restrizioni – dovute al Covid – al numero dei partecipanti ai tour nei musei, non riusciamo a soddisfare la richiesta che ci arriva da tour operator e agenzie. Il rischio, è il diffondersi dell’abusivismo.

 

La presente, per chiedere quindi un incontro urgente. Siamo sempre stati seduti ai tavoli ministeriali con un principio di collaborazione e proposta.

 

La nostra è una professione morente, in cui non c’è ricambio e in cui si sta diffondendo a macchia d’olio l’abusivismo.

 

Confidiamo Lei voglia riservarci l’attenzione che noi, come professionisti della cultura, che da statuto la promuoviamo peraltro in forma inclusiva, chiediamo da tempo“.

 

 

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