Lettera di un imprenditore del turismo a Mario Draghi

Riceviamo e pubblichiamo la lettera che l’imprenditore turistico umbro Francesco Micci ha scritto al neo presidente del congilio Mario Draghi.

Dopo mesi di assoluto silenzio un Ministro è tornato a porre la sua attenzione sul Turismo, settore non solo massacrato dalla pandemia e da scelte istituzionali non meditate, ma bandito dallo stesso dibattito politico, relegato in un angolo, diventato quasi uno sconosciuto… Il neo ministro Garavaglia ci ha confermato che esistiamo!
Mi chiedo come ciò possa accadere nel 5° paese più visitato al mondo, dotato di eccellenze naturali, storiche e culturali da tutti riconosciute (eccetto da noi) come elementi distintivi, patrimoni fondamentali, asset strategici della nostra economia in termini di produzione di PIL e di creazione di occupazione.
Secondo l’Enit, nel 2018 il turismo ha prodotto il 13,2% del Pil nazionale per un giro d’affari di 232,2 miliardi di euro, impiegato il 15% dell’occupazione totale, con 3,5 milioni di addetti.
L’Italia è al primo posto in Europa per quota di esercizi ricettivi sul totale Ue, caratterizzata da un ingente numero di piccole strutture extra-alberghiere, stimate nel 2018 a circa 183 mila esercizi extra-alberghieri e 33 mila esercizi alberghieri.
Nel 2019 il turismo ha incrementato i suo flussi negli esercizi ricettivi, con 131,4 milioni di arrivi e 436,7 milioni di presenze una crescita rispettivamente del 2,6%e dell’1,8% in confronto con l’anno precedente.
Numeri molto importanti che sembrano d’incanto avere perso di significato.
Il Turismo è diventato improvvisamene invisibile, dimenticato, abbandonato, come se non avesse mai svolto e soprattutto, non dovesse tornare a svolgere in futuro alcun ruolo. Le attività ricettive sono state volutamente rilegate in un “limbo giuridico” per cui formalmente possono rimanere aperte ma sostanzialmente sono in uno stato di vero e proprio lockdown operativo, essendo limitata la circolazione, non possono accogliere turisti se non in numero così limitato da rendere l’apertura impossibile in termini economici. Ciò ha fatto si che, non essendo formalmente chiuse siano state escluse da alcuni ristori che hanno percepito solo in forma ridicola rispetto ai fatturati persi e contabilizzati in modo arbitrario e insensato in relazione ad un solo mese di riferimento…
Oltre al danno ci siamo meritati anche la beffa!
Le banche, dotate dal decreto Cura Italia di strumenti di supporto alla gestione e agli investimenti delle imprese in difficoltà hanno messo il turismo nella “lista nera”, come settore “decotto” per eccellenza (quello che mi sono sentito dire personalmente), parametrando eventuali concessione di credito sui fatturati del 2020 che ovviamente non ci sono stati… un settore su cui non investire.
Si sono sbandierate misure di sostegno alla ripresa mai messe in atto se non il Bonus Vacanze che in molti casi, per come concepito, ha creato più problematiche con gli ospiti che vantaggi per gli operatori.
E poi la cosa peggiore, l’assoluta e permanente incertezza sul futuro addirittura a breve termine, una politica fatta di decreti ogni 15 giorni che negano se stessi, che ti fanno aprire e poi dopo due giorni chiudere.

Per chi non lo sa, aprire un albergo non è come aprire un edicola, significa assumere diverse persone, magari provenienti da altre regioni, acquistare tutti i prodotti necessari, ritarare e riavviare gli impianti, completare le manutenzioni.. sono investimenti importanti in un momento difficilissimo che provocano ulteriore emorragia di liquidità… abortiti non appena fatti! Persone assunte rimandate a casa, impianti aperti che vanno richiusi, derrate alimentari acquistate che vanno buttate… Un ulteriore schiaffo! Dulcis in fundo, la comunicazione strumentale del terrore ha provocato la totale distruzione del mercato, nessuno ha più voglia di viaggiare, si è creata intorno al turismo un’immagine negativa che ha tolto nelle persone perfino la capacità di sognare… E’ un altro danno immenso di cui ci porteremo le conseguenze dietro per molto tempo. Il nostro lavoro quotidiano è diventato duplice: quello di gestire la frustrazione dei pochi clienti fedeli, arrabbiati, che vorrebbero venire ma a cui dobbiamo opporre un rifiuto, con ulteriore danno d’immagine e il rischio di perderli, e quello di gestire le manutenzioni delle nostre strutture, che da ferme e chiuse si deteriorano e costano molto di più che da aperte, dobbiamo dedicare tempo e denaro senza incassare un solo euro per lunghissimi mesi!

Ci avete fatto sentire inutili… e anche colpevoli di essere imprenditori! Complimenti! E tutti sappiamo che con tale “cimitero” fatto di milioni di disoccupati in cassa integrazione, di migliaia di famiglie a rischio, di migliaia di imprese che hanno già chiuso, di altre migliaia che non hanno mai riaperto e che non riapriranno mai è la cruda realtà di cui però oggi nessuno parla.
Ma se non si supporta il turismo, ma allora quali settori si supportano?

E’ chiaro che c’è la pandemia e che la salute è al primo posto ma è altrettanto chiaro che ci sono molti modi i affrontarla e che il migliore non è certo quello da noi adottato, di mettere la testa sotto la sabbia e abbandonare il settore. E se la pandemia durasse anni cosa faremmo, se le varianti annullassero l’azioni dei vaccini cosa faremmo? Il covid come ogni altra difficoltà della vita va affrontato adattando il nostro modo di vivere alla nuova situazione come d’altronde stiamo facendo in generale.

Sono state definite delle norme rigorose, abbiamo lavorato alla creazione e all’applicazione di protocolli che garantissero la salute dello staff e degli ospiti, abbiamo investito forse più di altri settori, somme importanti per adeguare i nostri alberghi e i nostri ristoranti e garantire la massima sicurezza, che gli ospiti nella stagione estiva ci hanno pienamente riconosciuto, si sono sentiti sicuri! Perché siamo posti sicuri e nessuno lo può negare, molto più sicuri di molti altri posti. Il mio resort ha alloggi tutti con ingresso separato e spazio verde di fronte, dove è possibile servire, direttamente in camera colazione , pranzo e cena senza che gli ospiti volendo si incontrino. Se un ospite parte in auto da Roma e viene da noi in mezzo alla natura, dove è il pericolo di contagio, quale è un posto più sicuro di questo? Se ci sono delle leggi, e ci sono (mascherina e distanziamento sociale) devono valere per tutti e applicarsi allo stesso modo a tutti i settori come cita la nostra costituzione. Non possiamo fare figli e figliastri, in che cosa siamo diversi dagli altri, in che cosa siamo più pericolosi della Fiat dove migliaia di operai si incontrano ma distanziati, come i nostri ospiti, o della serie A dove chi gioca continua ad abbracciarsi e chi allena non porta la mascherina in diretta tv di fronte a milioni di Italiani o di un qualsiasi pullman o metropolitana. In che modo siamo più contagiosi? Gradirei che qualcuno me lo spiegasse.

Se c’è una legge, le autorità hanno il diritto e soprattutto i dovere di farla applicare, controllando e penalizzando chi non la rispetta a tutela del bene pubblico. Tale responsabilità, che le nostre autorità non sono in grado di assumere per l’evidente degrado che da anni le caratterizza, non può essere rovesciato, scaricato su un settore, tanto più in un momento come questo , per trasformarlo in comodo e strumentale capro espiatorio, al fine di tranquillizzare la popolazione spaventata e mantenere il consenso, non va bene! Se delle persone si assembrano all’uscita di un bar (e non dovrebbero farlo per coscienza e rispetto) è la polizia che le deve disperdere e non il bar che deve chiudere! Non è colpa dl bar. Non si può presumere a priori strumentalmente che gli italiani non rispettino le regole di sicurezza (e io ritengo al contrario che la maggioranza di noi lo stiano facendo da mesi con estremo rigore e non si possa prendere la minoranza come esempio strumentale per penalizzare tutti a piacimento in modo arbitrario) e allora per prevenire tali potenziali atteggiamenti si chiude completamente un settore che si è adeguato alle norme come tutti gli altri.. Ma quale rispetto, quale considerazione sia per il turismo che anche per gli italiani. Le norme si fanno applicare, non si scaricano sulla pelle dei cittadini!

Supportata da tali atteggiamenti la strategia della comunicazione del terrore, della paura, specializzata nel fare danni al Paese in modo disinvolto e impunito, ci ha additato tra i colpevoli del contagio, creando nell’opinione pubblica l’idea che il turismo sia pericoloso e che quindi essendo tra l’altro settore “non prioritario” possa e debba rimanere chiuso, senza nessuna sensibilità e consapevolezza sul devastante impatto per tutti che ciò comporta. La gente è arrabbiata con il turismo, è stata indotta a pensare in questa direzione… siamo diventati il bersaglio di tutti le frustrazioni… Forse il problema è un altro, forse è un problema di equilibri di potere, essendo migliaia di piccole imprese non siamo una lobby, non possiamo influire sulle decisioni come altri settori che hanno altre leve da utilizzare, o forse è un problema culturale che non è solo di oggi, per cui il turismo è percepito sia dalle istituzione che dalla popolazione come qualcosa di “marginale” di “superfluo” e niente affatto nella sua vera entità, nel suo vero valore socio-economico che i numeri sopra elencati mostrano in modo inequivocabile. Sembra che qualcuno non voglia vedere come le nostre imprese creano non solo ricchezza e occupazione a vantaggio di tutti, ma supportano la sostenibilità dei territori, le filiere locali, presiedono e mantengono il territorio .. tutto ciò non ha valore? O forse è un problema di consenso, di “ strategia” per cui in fondo è più facile che siano i piccoli, quelli che producono valore e ricchezza in silenzio e con dignità e impegno ad essere penalizzati dall’ipocrisia e dall’inefficienza di altri in tale paese, solo perché è più facile rivolgersi a loro, e occultare bel altro, per mantenere il consenso?

E’ un vero peccato! Viene veramente la voglia di abbandonare tutto, come purtroppo molti di noi stanno facendo, vendere e andare via da tale paese, tanto meraviglioso quanto corrotto e ambiguo ad ogni occasione, con il dolore profondo che ogni volta ci colpisce nel constatarlo tristemente, anche quando si è nella tragedia e nella perdita, ogni giorno di vite umane
Ci vuole rispetto, ci vuole coerenza, ci vuole democrazia, ci vuole trasparenza, ci vuole cultura! Abbiamo un urgente bisogno di questo. Il fatto che non urliamo, che non scendiamo in piazza, come in effetti dovremmo, non è perché non abbiamo capito! E’ perché siamo cosi sfiduciati che iniziamo a non crederci più! Spero che anche lei Presidente abbia capito, il primo segnale è positivo, quello di ricreare un Ministero che paradossalmente era stato prima abolito e poi accorpato, vuol dire che si rende conto che il Turismo è un settore che merita attenzione…
Penso che in questo momento il turismo non solo non vada abbandonato ma debba diventare il settore simbolo della ripartenza, perché la bellezza del nostro paese, la ricchezza della nostra arte, la bontà del nostro cibo, l’accoglienza dei nostri alberghi sono un patrimonio di tutti, la più grande ricchezza che il nostro paese possa esprimere, ed è ora che se ne prenda consapevolezza! Penso che sia anche il momento di iniziare a far si che la legge sia uguale per tutti, un cammino di civiltà e trasparenza da troppi anni abbandonato, l’occasione che lei Presidente ha in mano, che tutti noi abbiamo in mano, potrebbe essere l’ultima per rialzare la testa e tornare ad essere orgogliosi di essere italiani!

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