Cresce lo shopping degli stranieri in Italia: +16% da extra ma preoccupa il coronavirus

Il Tax free Shopping in Italia, cioè gli acquisti effettuati dai turisti stranieri non Ue, è cresciuto nel 2019 del 16% rispetto all’anno precedente. Lo rivelano i dati diffusi alla Bit da Federturismo e Global Blue. Un segnale incoraggiante per il nostro mercato del turismo anche se gli stessi dati confermano che a spendere di più sono stati i cinesi col 28% del totale seguiti dai russi (12%, in aumento dell’8%) e dagli statunitensi (11% del totale ma con un aumento addirittura del 29%).

“Lo shopping in viaggio è diventato sempre più importante anche in termini di economia del Paese – ha detto Marina Lalli, vicepresidente di Federturismo – e si conferma una dei maggiori canali di crescita soprattutto per il mondo del lusso. I dati sono incoraggianti anche per il 2020 nel quale si stima un ulteriore aumento di arrivi del 3,1% a 74 milioni. Non possiamo però nascondere la nostra preoccupazione per l’impatto che il coronavirus rischia di avere sui conti del turismo e sulle scelte dei viaggiatori anche se soprattutto per la moda o il design, ma anche per l’enogastronomia, settori nei quali siamo indiscussi protagonisti poter acquistare un capo o un oggetto qui dove è stato pensato e realizzato riveste un significato molto forte”.
Lo shopping dei turisti extra Ue, concentrato principalmente nelle destinazioni classiche (Milano, Roma, Firenze e Venezia) vede ora l’emergere di destinazioni meno note ma con grandi margini di sviluppo, da Palermo a Verona, da Napoli e Siena.
“I dati mostrano ancora una volta come il Tax Free Shopping rappresenti un elemento molto efficace nell’attrarre i turisti – ha detto Ignazio Abrignani, presidente dell’Osservatorio Parlamentare per il Turismo – Per questo, anche di fronte a situazioni impreviste come quelle che stiamo attualmente affrontando dobbiamo fare in modo che l’Italia sia sempre più competitiva rivedendo anche alcuni strumenti come l’abbassamento della soglia minima di spesa per accedere al rimborso dell’Iva che in Germania, Spagna e Gran Bretagna è a zero mentre da noi è ancora a 155 euro”.

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