giovedì, 26 Novembre 2020

A Palermo pioggia di disdette anche in altissima stagione

“Se si vuole promuovere il turismo autoctono, è necessario che si sblocchi immediatamente la possibilità per i siciliani di potersi spostare in altre città anche per turismo, non solo per motivi di salute o per lavoro. Serve più libertà di movimento”. Ne è convinto Nicola Farruggio, vicepresidente vicario di Federalberghi Sicilia, che sul turismo autoctono, in periodo di Coronavirus, afferma di “non avere grandi aspettative”.

A Palermo, le 77 strutture ricettive e le 500 extra alberghiere, per un totale di circa 27mila camere, hanno davanti un foglio bianco di prenotazioni. Da marzo, quando hanno chiuso i battenti, tutte le camere sono vuote e l’onda delle cancellazioni si è trasformata in uno tsunami che ha inghiottito le speranze di una stagione che doveva essere di grande appeal.

“In Sicilia il 95%delle 7mila strutture ricettive sono chiuse per mancanza clienti – commenta Farruggio – E le strutture alberghiere continuano a vedere svanire le prenotazioni a colpi di cancellazioni, anche per i mesi estivi di altissima stagione”. Il primo banco di prova per gli albergatori sarà giugno. “Confidiamo sul fatto che una parte delle prenotazioni individuali possa ancora resistere. Purtroppo – continua – le disdette continuano a fioccare, e rimettere in moto una struttura alberghiera per pochissimi clienti è insostenibile. Facile immaginare scenari più rosei senza avere un’impresa sulle spalle”.

La fase 2 non convince ancora gli operatori del turismo, anche perché i collegamenti con l’Isola al momento rimangono a ranghi ridotti. “Passerà molto tempo prima di vedere il turismo proveniente dall’Europa – conclude – e questo anche perché proprio dai paesi europei passa il messaggio che l’Italia è una destinazione da evitare. Credo che qualcosa di concreto si comincerà a vedere a partire dalla primavera del 2021, sperando che non sia troppo tardi per la tenuta del segmento produttivo. Nel frattempo, bisognerà partire dal riconoscimento dello stato di crisi del settore, che deve essere sostenuto da liquidità vera e dall’azzeramento dei costi per almeno due anni”.

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