Wind Jet non poteva più volare già nel 2005. Arrestato Pulvirenti

Wind Jet tecnicamente non avrebbe più potuto volare già nel 2005 perché aveva chiuso il bilancio con un passivo di 600 mila euro e quindi la società non poteva operare. Lo ha affermato il procuratore di Catania, Michelangelo Patanè, alla conferenza stampa sull’operazione Icaro della Guardia di Finanza che ha portato all’arresto dell’ex patron della compagnia aerea catanese Antonino Pulvirenti. Un analogo provvedimento del gip è stato eseguito nei confronti di Stefano Rantuccio, amministratore delegato della società.

La compagnia low cost sospese i voli per problemi finanziari il 12 agosto del 2012 lasciando a terra migliaia di passeggeri e senza lavoro circa 500 dipendenti, che firmarono la cassa integrazione a tempo indeterminato. Il 19 ottobre del 2013 il concordato scongiurò il fallimento della compagnia ed ottenne il 92% di sì dai creditori.

Secondo la Procura di Catania le indagini avrebbero consentito di ricostruire le vicende societarie che hanno condotto all’aggravamento dello stato di dissesto di Wind Jet per oltre 160 milioni di euro “per effetto di operazioni dolose compiute a partire dal 2005”. Le perdite, sostiene l’accusa, sarebbero state occultate nel bilancio al 31 dicembre del 2005 con un’artificiosa operazione di valorizzazione del marchio WJ consistita nella cessione – e retrocessione dopo pochi anni – del marchio Wind Jet in favore della Meridi s.p.a. per 10 milioni di euro.

Dalle indagine della Guardia di Finanza sarebbe emerso che il management della compagnia aerea, quando la società era già in crisi di liquidità, avrebbe distratto ingenti somme di denaro verso altre società del gruppo Pulvirenti: in caso, per 1,8 milioni di euro di un debito contratto con Finaria e un altro come, nel 2009 di 2,4 milioni di euro alla Meridi per il parziale riacquisto del marchio Wind Jet.

Inoltre, sempre secondo quanto emerso dalle indagini della guardia di finanza, Wind jet avrebbe intrapreso la trattativa svolta con Alitalia nella prima metà del 2012 mentre versava in una grave condizione di dissesto occultata dalle fittizie sopravvalutazioni dei dati di bilancio. 

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