sabato, 16 Gennaio 2021

Riconoscimento Unesco: placebo o magnete per lo svillupo turistico?

etna

Continuiamo a pubblicare gli abstract delle tesi di laurea delle cinque finaliste del Premio Giuseppe Cassarà, assegnato nel corso della cerimonia di inaugurazione della XXII edizione di Travelexpo, che si è svolta lo scorso 25 settembre, alla migliore tesi di laurea sullo “sviluppo del turismo in Sicilia attraverso l’impiego di strumenti ed azioni/modelli di gestione innovativa della filiera turistica”.

Il riconoscimento è nato per omaggiare la memoria del noto imprenditore turistico siciliano scomparso nell’ottobre 2019 che ha contribuito a fare la storia del turismo isolano e nazionale. Il premio da mille euro, offerto da AIDIT, è stato diviso equamente tra le cinque finaliste partecipanti al Bando: Graziella Seminara (Catania); Loriana Romano (Mascalucia – Catania); Silvia Di Guardo (Nicolosi – Catania); Annarita Di Giorgio (Chiusa Sclafani – Palermo); e Valeria Perticone (Catania).

Oggi è la volta della tesi di laurea di Graziella Seminara, con relatore Marco Platania, dal titolo: “LA PERCEZIONE DEL RICONOSCIMENTO UNESCO: IL CASO ETNA”.

L’elaborato è focalizzato a mostrare le percezioni e gli effetti scaturiti dall’iscrizione di una destinazione turistica alla World Heritage List (WHS) dell’UNESCO. La designazione alla World Heritage List, infatti, ha attirato l’attenzione dei ricercatori del turismo per la sua percepita capacità di costituire una sorta di “magnete per i visitatori” nel senso che l’iscrizione sulla Lista è vista da alcuni come un modo affidabile per aumentare il numero di arrivi senza contare che di fatto l’immagine della WHS è spesso percepita come un top brand che conferisce un vantaggio competitivo rispetto a destinazioni concorrenti non quotate.
Altri studi, tra l’altro, hanno sottolineato l’impatto che tale riconoscimento ha avuto anche sugli stakeholder, ad esempio è stato evidenziato come la designazione alla WHS faccia sì che i dipendenti sul posto acquisiscano un senso di orgoglio e stessa cosa vale anche per i residenti delle regioni interessate dal riconoscimento per i quali questo titolo costituirebbe un vanto.

Molti ritengono, quindi, che l’iscrizione alla Lista dei Beni Patrimonio Unesco influenzi positivamente la domanda turistica. In tal senso la rapida crescita post-millennio nei siti presenti sulla lista provvisoria WHS (quindi siti ancora in attesa del riconoscimento) offre anche una prova indiretta dell’efficacia della Lista come strumento promozionale e di marketing e questo spiega perché, al fine di aumentare i numeri dei visitatori, i governi nazionali e gli organismi di gestione
competono per richiedere lo status di WHS ed è proprio questa atmosfera competitiva intorno al processo di iscrizione che fornisce un’ulteriore prova del fascino della Lista. La promessa di visitatori aggiuntivi e gli impatti economici associati appaiono infatti particolarmente redditizi per il settore del turismo inquadrando così l’effetto WHS come giustificazione per i costi sostenuti per spese promozionali e per lo sviluppo delle infrastrutture.

Ma ci sono poi altri studi che si sono considerevolmente discostati da questa presunta relazione positiva tra lo status di WHS e la domanda turistica. Infatti, sebbene alcune ricerche quantitative abbiano identificato un effetto positivo soprattutto nei Paesi in via di sviluppo dove effettivamente sono stati riscontrati aumenti particolarmente rapidi nelle visite ai siti facenti parte della WHS, ci sono però altrettante prove che, di contro, hanno evidenziato una relazione trascurabile, irrilevante o addirittura negativa tra WHL e domanda turistica.

Secondo tali studi un numero crescente di visitatori può avere un impatto negativo su un sito influendo negativamente la cultura e l’integrità locale di una regione. E ci anche prove convincenti che hanno suggerito che l’effetto WHS potrebbe essere addirittura non significativo per alcuni siti.  Un recente articolo ha messo in discussione l’effetto del WHS generalmente visto come una “panacea”, ritenendo che in realtà esso funzioni piuttosto come un “placebo”.

Questa discrepanza tra chi vede tale riconoscimento come un “magnete” e chi invece lo vede come un “placebo” è dovuta probabilmente alla diversità multidimensionale dell’elenco WHS, che comprende 1092 siti in 167 Stati sovrani dove i siti Unesco prettamente culturali differiscono sostanzialmente per la loro portata, obiettivi manageriali e composizione, dai siti Unesco
prettamente naturali e misti ed inoltre ad incidere sulla diversa portata del riconoscimento sono anche tutta un’altra serie di variabili tra cui il PIL nazionale (cioè se si tratta di Paesi più o meno sviluppati) ed il segmento di mercato turistico in questione (internazionale o domestico).

In particolare, questo elaborato ha lo scopo di analizzare l’efficacia del riconoscimento Unesco nel caso concreto dell’Etna, inserita come sito naturale nella WHL nel 2013. Su tale sito è stata condotta un’indagine al fine di verificare quali siano realmente le percezioni degli operatori turistici delle zone interessate a distanza di 6 anni dal riconoscimento riuscendo così a trarre alcune interessanti conclusioni utili a comprendere se la designazione alla WHL abbia portato, nel caso specifico dell’Etna, a degli effetti positivi, negativi o irrilevanti”.

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