La moda dei cammini va forte anche in Sicilia: nel 2023 aprirà la Fabaria

Sarà aperta al grande pubblico dal 2023, lungo un percorso che si integra anche con la mobilità dolce del treno, la Fabaria, la via dell’acqua e della lava, la strada che collega l’antica Girgenti (Agrigento) con Catania e l’alta valle del Simeto. Si tratta di un tragitto di 300 chilometri da percorrere in 14 giorni, attraverso cinque province (Agrigento, Caltanissetta, Ragusa, Siracusa e Catania) e 20 comuni, dalle spiagge del Mediterraneo fino alle pendici dell’Etna.

Il recupero di questa via si deve all’associazione Amici dei Cammini Francigeni di Sicilia, con la pubblicazione di una guida per Terre di Mezzo editore. E se il trend mondiale dei viaggiatori a piedi continua ad aumentare, da dieci anni a questa parte anche camminare in Sicilia sta diventando un fenomeno importante con circa 2000-2200 presenze annue.

“La via Fabaria è un viaggio che conduce in un territorio ricco di sapori e tradizioni di un Oriente qui sentito più vicino», racconta su fsnews.it Irene Marraffa, la creatrice del cammino insieme a Davide Comunale e Salvatore Balsamo.

Da archeologo, Davide Comunale suggerisce di percorrere l’itinerario in due moduli da sette giorni ciascuno: “Il primo tratto è sul solco di antichi tracciati del periodo romano e di quello bizantino, il secondo segmento ricalca invece trazzere alto-medievali che collegavano la costa meridionale con i feudi dell’interno”.

Dall’alto si può ammirare un magnifico tracciato: “Lasciata Agrigento con la Valle dei templi, si raggiunge la costa in direzione di Punta Bianca, da cui parte il sentiero fino al castello di Palma di Montechiaro, la città del Gattopardo. La pietra arenaria del convento delle Benedettine ci riporta ai colori dell’entroterra contadino fino a Licata, piccolo borgo marinaro, tra fiumi e castelli. Seguono due tappe lungo la costa, fino al castello di Falconara e alla Torre di Manfria, per un emozionante percorso sulla battigia fino a Gela. Quinsi si prosegue in direzione di Niscemi per poi arrivare nel Catanese, a Caltagirone e Grammichele. Seguono le rocche di Mineo e Militello e da lì si comincia a vedere la pietra lavica come colore preponderante: l’Etna è sempre più vicino e, sulla riva sinistra del Simeto, l’antica Lentini segna un limite dal quale il viandante dovrà usare il treno per raggiungere Catania, la seconda città di Sicilia. Subito dopo, un nuovo ambiente attende i passi del viaggiatore che, seguendo il fiume, costeggia il vulcano a ovest toccando le roccaforti di Paternò, Biancavilla e Adrano. Un ultimo sforzo guida il pellegrino fino a Santa Maria di Maniace, l’abbazia bizantino-normanna che chiude il percorso alle porte della vicina Randazzo”.

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