Cassazione, stop a boat-hotel vietati nella laguna di Venezia

Stop agli yacht di lusso adibiti ad attività alberghiera nella laguna di Venezia. La Cassazione ha infatti confermato il sequestro di 2 boat-hotel che, per quasi un anno, senza alcun tipo di autorizzazione edilizia e ambientale, e scaricando le acque reflue direttamente in laguna, hanno svolto una vera e propria attività alberghiera nel canale della Giudecca. 

Senza successo Orlando G.(64 anni), uno degli ‘imprenditori furbetti’ implicati in questo giro di abusivismo, ha chiesto alla Suprema Corte il dissequestro degli yacht sostenendo che non serviva nessun permesso edilizio dal momento che le imbarcazioni non sono equiparabili agli immobili stabilmente appoggiati al suolo per i quali è necessario il nulla osta.

Inoltre, secondo la difesa dell’indagato, non deturpavano il paesaggio perché i natanti in quanto tali erano privi del carattere di stabilità e permanenza, ed era sbagliato ritenere che fossero stabilmente installati al suolo solo perché non avevano navigato con continuità ed avevano allacciamenti ad acqua e luce.

La Suprema Corte ha replicato che la legge “considera come interventi di nuova costruzione, necessitanti quindi di permesso di costruire, anche quelli relativi ad imbarcazioni ‘insistenti’ in acque territoriali. E non c’è dubbio che – prosegue il verdetto – l’installazione in forma stabile e con destinazione ad attività ricettiva di due imbarcazioni in zona gravata da vincolo paesaggistico ambientale, dichiarata di notevole interesse pubblico con decreto ministeriale del 1985, senza nulla osta ambientale, integri il fumus del reato”.     

Per la Cassazione il tribunale veneziano “ha ritenuto che le due imbarcazioni fossero, senza dubbio alcuno, utilizzate come strutture ricettive paragonabili ad una attività alberghiera”, con riferimento anche alla relativa “pubblicità su siti internet, con tariffe distinte per stagione” ed al fatto che i due yacht servivano al “soddisfacimento di esigenze non certo temporanee”.

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