Fondazione Delphos: ad agosto il picco di arrivi ma non nei musei
06 Novembre 2026, 11:00
Un’analisi dettagliata sui flussi e sulla ciclicità della domanda culturale in Italia emerge da “Il calendario della cultura. Stagionalità e cicli della domanda culturale”, rapporto curato dall’Osservatorio della Fondazione Delphos in collaborazione con formules srl su dati MidaTicket e presentato a Pordenone durante la fiera Eureka. Lo studio, basato sull’analisi di 25,6 milioni di ingressi registrati nel 2025 in 226 siti culturali italiani tra pubblici e privati, evidenzia una netta disconnessione tra il picco del turismo generale e la fruizione del patrimonio culturale. Se ad agosto si concentra il valore massimo degli arrivi turistici nazionali (13,8% del totale annuo), gli ingressi nei luoghi della cultura si fermano al 7,7%, a causa della netta preferenza dei visitatori per le destinazioni balneari e le attività all’aperto. Al contrario, la domanda di turismo culturale raggiunge i suoi apici in primavera con maggio (11,4%) e aprile (11,1%), e in autunno con ottobre (9,9%) e settembre (9,3%), toccando i minimi stagionali a gennaio (5,4%) e febbraio (5,9%).
Il report evidenzia inoltre il peso determinante dei calendari scolastici, delle festività nazionali e delle ferie nei Paesi esteri di provenienza sui flussi di visita. I ponti del 25 aprile e del 1° maggio registrano impennate degli ingressi rispettivamente del +116,9% e del +51,7% rispetto ai venerdì ordinari. Tra i mercati stranieri, il Regno Unito rappresenta il primo bacino (con picchi del 6,75% in estate), mentre i flussi dalla Francia si intensificano durante la Toussaint e le ferie invernali, e le vacanze scaglionate in Germania sostengono la domanda fino a settembre. A livello geografico si registrano forti difformità: nelle località balneari il 42,2% degli ingressi culturali si concentra in estate (rispetto all’8,2% invernale), mentre le grandi città d’arte mantengono flussi costanti tra il 20% e il 30% in tutte le stagioni. Come sottolineato da Sergio Bellini, Presidente di Fondazione Delphos, la stagionalità deve essere interpretata come una variabile gestionale prevedibile, consentendo alle istituzioni culturali di programmare politiche tariffarie, calendari espositivi e promozioni mirate per destagionalizzare i flussi.