Confindustria Alberghi chiede tavolo permanente con cinque ministeri

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ANSA/ANGELO CARCONI


“Il turismo non può essere gestito come una sequenza di emergenze o misure isolate. Deve entrare stabilmente nella politica industriale del Paese”. Lo ha affermato Antonio Zacchera, vicepresidente vicario di Associazione Italiana Confindustria Alberghi, intervenendo a Roma, nella cornice del Tempio di Venere al Colosseo, all’evento “Perché l’Italia è economia del turismo! Manifesto per il futuro” promossa dal Ministero del Turismo.

“Un Paese che governa i flussi, non li subisce”

“Il nostro sogno è un Paese che non subisce i flussi, ma li governa; che non consuma le destinazioni, ma le fa crescere; che trasforma la propria attrattività in lavoro stabile, investimenti e benessere diffuso”, ha dichiarato Zacchera. Dall’osservatorio delle imprese alberghiere, ha spiegato, il settore appare “tra i motori più dinamici dell’economia”, ma “la crescita non è mai garantita”.

Le sfide del settore

Zacchera ha richiamato le principali sfide:

  • la concorrenza internazionale sempre più forte;
  • la pressione sui costi;
  • la difficoltà di reperire competenze;
  • la necessità di rinnovare il patrimonio ricettivo.

L’albergo, ha ricordato, “non è soltanto il luogo in cui si soggiorna”: è “spesso la prima porta d’ingresso al Made in Italy”, crea occupazione, attiva filiere e può diventare “un presidio contro lo spopolamento”.

La proposta: un tavolo permanente per una strategia di lungo periodo

Confindustria Alberghi rilancia una strategia nazionale di lungo periodo. “Decidere oggi chi vogliamo essere tra dieci anni significa smettere di rincorrere il presente”, ha detto Zacchera, chiedendo continuità nelle regole, nelle risorse e nelle scelte. La proposta concreta è un tavolo permanente tra imprese e Ministeri del Turismo, dell’Economia, delle Imprese, del Lavoro e delle Infrastrutture, con il compito di definire la strategia.

Gli obiettivi prioritari indicati:

  • riqualificazione del patrimonio alberghiero;
  • formazione e valorizzazione delle competenze;
  • destagionalizzazione, portando un numero crescente di destinazioni ad almeno 270 giorni di attività l’anno;
  • distribuzione più equilibrata delle opportunità di sviluppo sul territorio;
  • misurazione del valore complessivo generato dagli investimenti turistici, con strumenti che ne valutino le ricadute economiche, sociali e ambientali.

“Conta il valore che resta dopo ogni partenza”

“Il successo del turismo italiano non si misura soltanto nel numero degli arrivi, ma nel valore che resta dopo ogni partenza: lavoro, imprese più forti, territori più vivi”, ha concluso Zacchera.

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