L’uso del green pass divide albergatori e ristoratori

Albergatori e ristoratori divisi sull’uso allargato del green pass, su cui sta lavorando il governo seguendo l’esempio francese.

“Quello che dice Macron sul Green Pass per aerei e ristoranti – dice il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca – secondo me è sacrosanto. Siamo ormai troppo a rischio con le varianti e l’autunno in arrivo. Non dobbiamo fare come le cicale e accontentarci di un piccolo beneficio oggi, senza pensare al futuro. Da questa tremenda situazione bisogna uscirne, se domani riparte la storia del contagio siamo finiti. Ormai i ricoveri sono quasi solo di non vaccinati, quindi bisogna spingere la gente a vaccinarsi e possiamo farlo solo in questa maniera: dire alle persone se non sei vaccinato o tamponato, certe cose non le puoi fare o meglio con il vaccino puoi fare molte cose in più. E’ un po’ il tema anche delle discoteche. Sono chiuse, ma poi la gente balla in mezzo alla strada. Allora non sarebbe meglio che ballassero nei locali, vaccinati, tamponati e tracciati?” si interroga il presidente degli albergatori. Altra cosa da imitare dai paesi esteri secondo Bocca è il modello tedesco: “Guardano non ai contagiati, che con questo virus e la delta abbiamo capito che sono moltissimi, ma agli ospedalizzati e ai casi gravi. I contagiati aumenteranno ma dobbiamo guardare ai ricoverati. Non possiamo ribloccare l’economia di nuovo per una cosa che al momento sembra che per i vaccinati sia poco più di un’influenza. Io capisco che i ristoratori possano dire di non volere ulteriori vincoli, ma bisogna pensare che altrimenti a ottobre rischiamo di trovarci al punto di partenza” conclude.

“La campagna vaccinale – osserva Roberto Calugi, direttore generale di Fipe-Confcommercio – va sostenuta, incoraggiata e, possibilmente, velocizzata. Questa è la nostra migliore arma per un ritorno alla stabilità delle nostre vite. Quello che tuttavia non è accettabile è che, per raggiungere l’immunità di gregge, si finisca per penalizzare sempre le solite categorie. I pubblici esercizi hanno pagato più di ogni altro settore nei 16 mesi della pandemia, sia in termini di perdita di fatturati che in termini di posti di lavoro. Andare ancora una volta a pesare sulle nostre attività significa compromettere la ripartenza. Se proprio si vuole percorre questa strada, che il vincolo del vaccino valga per ogni tipo di attività, dal teatro, alla palestra, al supermercato, a ogni altro luogo. Altrimenti è discriminatorio – puntualizza Calugi – Se, invece, l’obiettivo è sensibilizzare i giovani sull’importanza delle vaccinazioni, facciamolo insieme. Come Fipe-Confcommercio siamo disposti a collaborare con il governo per una campagna di comunicazione capillare a ogni tavolo e a ogni bancone. Ma basta provvedimenti punitivi sempre contro i soliti settori”.

“Certo il green pass in ristoranti e aerei proposto da Macron potrebbe essere un modo per convincere gli indecisi e i restii alla vaccinazione, ma effettivamente non credo che in Italia sia applicabile”, sostiene la presidente di Federturismo Marina Lalli. “Credo che in Italia anche per questioni di privacy (sono dati sanitari) sia difficile che un ristoratore o un barista possa chiedermi se sono vaccinata o meno… Poi con la nostra burocrazia e le nostre tutele non credo he questa decisione possa essere adottata in qualche giorno per l’estate. Ritengo inoltre che dare l’onere del controllo agli operatori – aggiunge – sia veramente troppo pesante specialmente per quegli operatori che vedono continuamente clienti e arrivi nuovi. Bisognerebbe assumere personale in più, immaginiamo in un bar o in un ristorante. E’ una cosa costosa che si va aggiungere alle spese che stiamo già sostenendo per dispositivi di protezione e sanificazione”, conclude.

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