Una norma nazionale per gli affitti brevi: la richiesta di Cnfindustria Alberghi

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Una norma “nazionale” che imponga, sulla falsariga di quanto proposto dal sindaco Manfredi a Napoli, un ‘tetto’ a ogni edificio del 30% della superficie adibita B&B e case vacanze e che possa poi essere declinato a livello locale e, dall’altra parte, incentivi fiscali e norme che spingano i proprietari verso affitti a medio e lungo termine.

La presidente di Confindustria Alberghi Elisabetta Fabri, in un’intervista con l’ANSA accoglie con favore la sentenza della Corte di Giustizia Ue che autorizza gli Stati membri a prevedere un’autorizzazione preventiva per gli affitti brevi. Chiede che l’Italia affronti il tema sia per il proprio settore che ora “subisce oneri fiscali e normativi” di gran lunga superiori rispetto alle case vacanze, sia per tutelare la natura stessa dei centri storici e delle città italiane evitandone lo spopolamento.  

Fabri non ci sta a passare per chi vuole limitare la proprietà privata: “siamo anche noi proprietari e imprenditori, abbiamo investito nelle strutture, affrontiamo i costi di gestione e regolatori ma vogliamo giocare con le stesse regole degli altri”.    

“Vediamo se le norme inserite in Manovra in tema fiscale sugli affitti (con il calo della cedolare secca su quelli a canone concordato) avranno effetto – ha detto – Noi non vogliamo proibire il fenomeno ma regolamentarlo. Non è più rinviabile e le conseguenze, anche nel mercato immobiliare per i cittadini e per la disponibilità di case a lavoratori e giovani, sono sotto gli occhi di tutti”.   

La presidente ha sottolineato come quelo degli affitti brevi sia un segmento di mercato che può trovare il suo posto nell’offerta turistica a fronte dei numeri di arrivi nel nostro paese in crescita esponenziale. Tuttavia, come ha richiamato l’associazione nella memoria depositata nei giorni scorsi al Senato, in realtà “non aprono nuove destinazioni. Si concentrano dove l’offerta alberghiera è già presente” come nei centri storici di Roma e Firenze, rendendo non conveniente gli affitti per i residenti. Spesso poi “non si tratta di singoli piccoli proprietari” ma di grandi società con decine di immobili. Nelle città d’arte interi condomini sono destinati alle locazioni brevi, con una capacità ricettiva comparabile a a quella alberghiera, rileva l’associazione.    

Il grande gap è poi, sostiene Confindustria Alberghi, nella fiscalità in termini maggior carico effettivo rapportato alla persona fisica (circa 25 punti base), di Iva (10% contro zero) e di Imu, Tari e imposta di soggiorno. Diversi anche gli impatti urbanistici.

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