martedì, 1 Dicembre 2020

221 siti minori inutilizzati: pronti 4 mln della Fondazione con il Sud

Dalla chiesa di San Rocco a Chiaia (Napoli), al maestoso Palazzo Grillo a Oppido Mamertina, in Calabria, passando per il Convento dei Francescani neri a Specchia, in Puglia e la Villa Manganelli a Zafferana Etnea in Sicilia. Sono 221 i siti minori, tra chiese, castelli, borghi, aree archeologiche inutilizzate in tutto il meridione che aspettano una nuova vita e che hanno aderito all’iniziativa lanciata dalla Fondazione per il Sud, che mette a disposizione 4 milioni di risorse private per sostenere la valorizzazione e la riapertura al pubblico di questi beni. Oltre il 76% di queste adesioni è arrivato dai comuni.   

Raccolti nel sito Ilbenetornacomune.it, presentato al Mibact dal presidente della Fondazione per il Sud Carlo Borgomeo insieme con il ministro della cultura Dario Franceschini ed il presidente dell’Anci e sindaco di Torino Piero Fassino, i 221 siti verranno ora selezionati per accedere al bando vero e proprio, rivolto alle organizzazioni del terzo settore di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia per ricevere proposte di progetto in partenariato con altre due o più organizzazioni (profit e non). E alla fine, i progetti tra i quali si divideranno i finanziamenti saranno una decina circa.    

“Un’iniziativa che va sostenuta e che dimostra quante cose si possono fare – commenta il ministro Franceschini – ma anche che c’è una esigenza assoluta di valorizzare molti luoghi cosiddetti minori del Paese, visto che in Italia viviamo il paradosso di centri storici assediati dai turisti e di un patrimonio culturale diffuso che invece non si riesce a valorizzare e far conoscere”.

L’idea di affidare a cooperative del terzo settore o al privato sociale la gestione di parti non prioritarie del patrimonio è del resto anche la sua: “C’è una volontà del Mibact e mia di applicare quelle norme del codice dei beni culturali che prevedono la possibilità di accordi con privati per la gestione di alcuni siti – ricorda – certo non il Colosseo, sempre beni che il pubblico non riesce a gestire, è un’idea intelligente e in qualche modo anche un dovere etico”.

 

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