domenica, 27 Settembre 2020

Franceschini: ricostruzioni post-sisma con meno burocrazia

“Nell’imminente decreto legge annunciato dal presidente del Consiglio inseriremo norme straordinarie per i beni culturali. Certe regole troppo vincolanti sono nemiche della necessaria velocità”. Lo ha dichiarato il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, facendo proprio l’appello lanciato dai sindaci dei comuni colpiti dal sisma dei giorni scorsi, che hanno lamentato eccessive pastoie burocratiche per procedere alla ricostruzione. “I Comuni, le Soprintendenze, la Protezione civile potranno agire subito con una chiamata diretta del direttore dei lavori e di una ditta per interventi immediati – ha precisato il ministro – in Italia viviamo in un paradosso: la scelta discrezionale è sinonimo di corruzione. Anche sotto terremoto e di fronte ad un crollo, e per spese sotto i 20mila euro, occorre una gara per il progettista, una seconda per l’impresa. Di qui il decreto legge”. 

Franceschini riguardo alla mancata messa in sicurezza della cattedrale di San Benedetto a Norcia, ha spiegato che il terremoto di agosto non aveva determinato danni gravi e che comunque i tecnici erano già al lavoro per accertamenti. “Ho difeso, difendo e difenderò il grande lavoro delle sovrintendenze e della macchina del ministero che si è attivata dall’alba del 24 agosto e non si è mai, dico mai, fermata creando 120 squadre, con 980 valutazioni di immobili e la messa in sicurezza di 1.550 beni mobili nei tre depositi temporanei. Abbiamo applicato la nuova direttiva del 23 aprile 2015 per i danni ai beni culturali in caso di catastrofi naturali: evita incertezze e improvvisazioni. Se mai ci fossero casi di corruzione, verranno perseguiti” ha concluso il ministro.

Alle parole di Franceschini, fanno seguito quelle dello storico dell’arte Antonio Paolucci, ex ministro dei Beni culturali e dal 2007 alla guida dei Musei Vaticani. “Avemmo coraggio, se non ne avessimo avuto non so che cosa ne sarebbe stato della Basilica superiore di Assisi. Il giorno dopo il crollo, il 27 settembre del 1997, ero già lì e in poche ore affidai ad alcune ditte il compito di puntellare i muri rimasti in piedi. Niente gare. Rischiai. Sapevo che mi sarebbe potuto arrivare un avviso di garanzia, ma mi fidai dei miei colleghi funzionari della soprintendenza e delle conoscenze che avevano maturato con le imprese del posto. L’alternativa era una sola: il collasso di tutto l’edificio”.

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