2 euro in più per volare dal 1 luglio 2013: è polemica

Serviranno a finanziare riforma lavoro. Astoi: pronti a non incassare i diritti

Scatterà il 1 luglio 2013 l'aumento sulla tassa di imbarco per gli aerei.  Sale infatti di 2 euro per ogni passeggero l'addizionale comunale sui diritti di imbarco sugli aerei. I maggiori importi incassati andranno versati all'Inps. E' quanto prevede una delle norme fiscali predisposte dal governo per finanziare la riforma del mercato del lavoro.
"Un aumento – sostiene il presidente di Federturismo Confindustria Renzo Iorio – che penalizzerà fortemente il settore turistico in un momento già di per sé delicato e difficile. L'industria turistica italiana – aggiunge Iorio – già oggi è chiamata a pagare un prezzo molto alto, a confronto con altre destinazioni che presentano costi d'impresa nettamente inferiori ai nostri. Il turismo è oggi l'unico settore in grado di crescere e creare occupazione, vanno quindi sostenute politiche a favore della competitività. Per questo, ci auguriamo che il governo non dia seguito a quanto emerso nelle ultime ore a mezzo stampa".
Polemico anche Roberto Corbella, presidente di Astoi: "la nostra associazione ha da tempo proposto di destinare 0,50 centesimi, stornati dai diritti d'imbarco aeroportuali, per la creazione di un Fondo di Garanzia che garantisca il rimpatrio dall'estero o la riprotezione dei passeggeri italiani in situazioni di emergenza e in caso di insolvenza o fallimento di operatori e di compagnie aeree. Oggi, invece, si ipotizza addirittura un incremento di quattro volte superiore, portando così il totale dei diritti d'imbarco a circa 7 euro a biglietto. I precedenti governi hanno respinto la nostra proposta, mentre stiamo ancora attendendo una risposta dall'attuale ministro del Turismo. Inoltre, sottolineiamo come il comparto delle agenzie di viaggio e dei tour operator sia da tempo gravato dall'onere di riscuotere tali imposte, accollandosi la relativa responsabilità, senza che sia loro riconosciuto alcun agio in merito". A fronte di ciò, conclude l'associazione, "invitiamo il Governo Monti a rivedere tale posizione, fortemente nociva per il turismo e per il nostro comparto, anticipando che, qualora non venisse attuato un dietro front, le nostre imprese si riserveranno di valutare l'opportunità di non incassare più tali diritti".

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