Anche il turismo, e i turisti, soffrono il caldo
09 Settembre 2026, 11:30
Il caldo infernale che ha bersagliato l’Europa quest’estate inizia a diventare un tema su cui riflettere anche per il turismo. Secondo una nuova analisi di The Data Appeal Company – Gruppo Almaviva sul Perception of Climate Index (Pci), sebbene le destinazioni mediterranee continuino a essere fortemente associate a condizioni climatiche estive favorevoli, il ripetersi di episodi di caldo intenso e inatteso sta iniziando a mettere in discussione questa percezione per alcuni mercati e il 2026 mostra i primi segnali di un cambiamento più strutturale.
In linea di massima i viaggiatori domestici reagiscono spesso in modo più negativo rispetto a quelli internazionali e tendono ad essere meno tolleranti al caldo estremo, poiché possono confrontare più facilmente le condizioni attuali con le norme climatiche storiche del proprio Paese. Passando alle varie nazionalità, i viaggiatori francesi, insieme ai viaggiatori domestici nei due mercati analizzati, Spagna e Francia, tendono a essere maggiormente sensibili al caldo estremo. Al contrario, i britannici mostrano generalmente reazioni negative nel breve termine, seguite però da un recupero relativamente rapido. Gli statunitensi appaiono invece più tolleranti rispetto al caldo estivo mediterraneo, mantenendo percezioni climatiche positive anche durante periodi di temperature particolarmente elevate.
“Con il clima estremo che diventa una componente sempre più visibile dell’esperienza di viaggio, le destinazioni devono passare da un approccio reattivo a uno proattivo nella gestione delle condizioni climatiche. Le ondate di calore non possono essere controllate, ma le aspettative e l’esperienza dei viaggiatori sì – spiega Carlos Cendra, Chief Marketing and Communications Officer di The Data Appeal Company -. Comprendere come le soglie di comfort varino tra i diversi mercati può aiutare le destinazioni ad adattare la propria offerta, il momento in cui la promuovono e il modo in cui costruiscono esperienze lungo tutto l’arco della stagione”.
Quanto alle mete, la Francia mostra il segnale di allerta più evidente: ha registrato un Perception of Climate Index medio di 77,2 tra maggio e luglio 2026, nettamente inferiore rispetto a Portogallo (93,5), Italia (91,6), Spagna (90,4) e Grecia (89,9). Le ondate di caldo ripetute e atipiche a inizio stagione sembrano generare i segnali più marcati di un possibile deterioramento dell’attrattività climatica della destinazione. L’Italia, secondo lo studio, inizia a mostrare segnali di un effetto cumulativo: dopo aver raggiunto una solida media di Perception of Climate Index di 92,2 nell’estate 2025, il valore registrato tra maggio e luglio 2026 risulta inferiore di 0,9 punti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.