venerdì, 25 Settembre 2020

La Cina si ferma per bloccare il contagio. Farnesina valuta ripatrio italiani

La Cina si mobilita – e si ferma – per contenere l’epidemia dell’infezione da nuovo coronavirus.    Oltre a prolungare di tre giorni, fino al 2 gennaio, la festività del capodanno cinese (Festival della Primavera), con restrizioni sui trasporti, l’Ufficio Generale del Consiglio di Stato, il governo cinese, ha stabilito che l’apertura per il semestre primaverile di università, scuole primarie, medie e asili di tutto il Paese sarà rinviata fino a nuovo avviso. La città portuale settentrionale di Tianjin, le province orientali dello Zhejiang e del Anhui e la città sud-occidentale di Chongqing hanno interrotto i servizi di collegamento interprovinciale su strada per i passeggeri. In precedenza, la città di Shanghai e la provincia del Qinghai avevano già fermato i servizi di trasporto su strada.    Pechino ha avviato il controllo della febbre dei passeggeri in 55 stazioni della metropolitana, comprese quelle di collegamento con le stazioni ferroviarie e l’aeroporto internazionale di Pechino Capitale. I viaggiatori con alterazioni della temperatura corporea saranno trasferiti in ospedale. Viene intensificata la pulizia e la disinfezione nelle stazioni della metropolitana e degli autobus. Le carrozze dei treni verranno disinfettate ogni giorno. Gli ingressi e le uscite, le scale mobili, le macchinette self-service, i servizi igienici e le altre aree aperte al pubblico nelle stazioni della metro tre volte al giorno. Le autorità di Tianjin hanno richiesto a tutti i tassisti e ai passeggeri dei taxi di indossare mascherine protettive, mentre dopo lo scarico di ogni passeggero i guidatori saranno tenuti a disinfettare l’auto. L’ufficio a Lanzhou della China Railway ha sospeso fino all’8 febbraio, il transito di 30,5 coppie di convogli ferroviari diretti a Guangzhou, Zhengzhou e Xi’an.

Intanto la Farnesina sta valutando un trasferimento aereo per permettere agli italiani che si trovano a Wuhan, città sigillata focolaio del coronavirus, di tornare in Italia. Si tratta, secondo gli ultimi dati aggiornati, di almeno 60-70 persone, alcune delle quali vivono a Wuhan. Ma il nodo principale resta il via libera di Pechino, che dovrebbe permettere una deroga al blocco dell’aeroporto per far decollare su voli privati tutti gli stranieri. Al ponte aereo stanno infatti lavorando da giorni anche Francia, Germania e Usa. La Farnesina sta anche cercando di capire se e quanti degli italiani che si trovano a Wuhan abbiano intenzione di tornare. La situazione del resto non è semplice e c’è anche, soprattutto tra i residenti nella città, chi ritiene di essere più al sicuro chiuso in casa propria.  Un alto nodo da sciogliere, sempre con le autorità cinesi, è quello della quarantena. Scartato anche in questo caso uno spostamento via terra per fare tutti gli accertamenti in un’altra città, operazione che rischierebbe di esporre ulteriormente a contagio, sta prendendo corpo l’ipotesi, una volta stabilito se la quarantena sia realmente necessaria, di poterla fare direttamente in Italia, così come proposto anche dalla Francia per i propri connazionali. Si sta dunque lavorando, secondo quanto si apprende, anche ad adeguare tutte le strutture che potrebbero essere coinvolte. Alcuni esperti ritengono che potrebbe essere sufficiente, una volta monitorati i soggetti e fatto un primo screening che escluda la presenza del coronavirus, un cosiddetto ‘Isolamento fiduciario’, un affidamento presso il proprio domicilio, affidando alle Asl e direttamente ai connazionali il controllo delle loro condizioni cliniche nel periodo di possibile incubazione.

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