venerdì, 25 Giugno 2021

Mezza Italia in bianco, ancora dubbi su green pass

Da lunedì 14 giugno più della metà dell’Italia sarà in zona bianca, con l’ingresso nella fascia di rischio più bassa per Lombardia, Lazio, Piemonte, Emilia Romagna, Puglia e provincia autonoma di Trento. In tutto si tratterà di tredici regioni alle quali entro la settimana successiva si aggiungeranno le altre. L’ultima, la Valle d’Aosta, entrerà in bianca dal 28 giugno.

La corsa dell’Italia alla riapertura prosegue e presto sarà supportata dal green pass che darà accesso a viaggi, cerimonie e probabilmente altri eventi e attività. Ma sul documento – rilasciato gratuitamente dal 1 luglio dalle autorità nazionali in formato digitale o cartaceo con un codice Qr – restano una serie di dubbi sollevati dal Garante della Privacy: nonostante l’Authority abbia dato parere favorevole sullo schema di decreto attuativo che attiva la piattaforma nazionale su cui si appoggerà il sistema del certificato, ne è stato autorizzato l’utilizzo attraverso ‘Immuni’ (la app già utilizzata per il tracciamento dei contagi) ma chiesto il rinvio dell’impiego di ‘Io’ (la stessa già usata per il cashback) proprio a causa di criticità sul trattamento dei dati personali. Aldilà dei software, chi vorrà scaricare la certificazione verde potrà rivolgersi anche al medico di famiglia e al farmacista.

Ma il Garante chiede chiarezza anche sulle finalità per le quali potrà essere richiesto il green pass e di individuare, in vista della conversione in legge del decreto, “i casi in cui può essere chiesto all’interessato di esibire la certificazione verde per accedere a luoghi o locali”. Uno dei nodi quindi, riguarderebbe proprio “l’attuale indeterminatezza delle circostanze in cui è richiesta l’esibizione del green pass”, dopo che alcune Regioni con varie ordinanze ne hanno imposto l’uso anche per altri scopi rispetto a quelli previsti nel decreto riaperture. Dunque sarà possibile prevedere che il documento possa essere utilizzato per altre finalità oltre agli spostamenti, “ma solo se ciò è espressamente previsto e regolato da una norma nazionale”.

Infine, c’è anche il tema delle verifiche: dovrà essere stabilito chi saranno i soggetti deputati ai controlli delle certificazioni verdi – i quali affronteranno appositi corsi di formazione – e sarà garantito inoltre che i ‘verificatori’ possano conoscere solo le generalità dell’interessato, senza visualizzare le altre informazioni presenti nella certificazione (guarigione, vaccinazione, esito negativo del tampone).

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