Naufraghi Concordia puntano il dito anche contro Carnival
Standard di sicurezza inadeguati denuncia l'avvocato americano che assiste 150 pax

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A pagare non deve essere solo Schettino: perché è vero che sugli scogli la nave ce l'ha portata il comandante; ma ci sono "altre cose, altre responsabilità" per le quali qualcun altro, "sicuramente, dovrà rispondere". E quel qualcun altro è la Costa Crociere e la sua società madre, la Carnival, il colosso americano. I naufraghi della Concordia e i loro legali, arrivati a Grosseto per l'incidente probatorio fissato dalla procura che indaga sul disastro del Giglio, non hanno dubbi: quell'incidente non fu colpa del solo Schettino.
Ernesto Carusotti e sua moglie Paola erano saliti sulla nave a Civitavecchia. Si sono salvati salendo sulla scialuppa numero 12, quella che era rimasta bloccata. "Per far scendere la scialuppa abbiamo dovuto spingerla noi passeggeri – racconta – saremmo stati in 150. Non c'era nessuno di quelli che avrebbero dovuto calarla e quelli dell'equipaggio che erano con noi non sapevano che fare. Siamo riusciti a farla scendere quando l'acqua era a due metri da noi". 
Che vi siano responsabilità della società lo dice ai quattro venti anche il legale americano John Arthur Eaves, che assieme a due colleghi italiani assiste circa 150 persone che erano a bordo della nave. E la sua accusa punta diretta alla casa madre della Costa, la Carnival. "Gli standard di sicurezza della Carnival sono diventati troppo bassi". L'avvocato sostiene di voler conoscere nei dettagli i contenuti della scatola nera, perché da lì si capiranno "tutti gli elementi che hanno portato alla tragedia". "Questo incidente – rincara – era solo questione di tempo. I livelli di sicurezza della Carnival non erano all'altezza. Per incuria della Carnival sono morte delle persone".   

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