mercoledì, 18 Maggio 2022

Rutelli: ogni anno nelle casse del Mibact restano fermi diversi milioni

"L'Italia dovrebbe investire per la tutela del patrimonio circa 500-600 milioni di euro all'anno, ma la spesa effettiva del ministero oscilla tra i 250 e i 300: un 'collo della bottiglia' non legato a perfidia o inettitudine, ma frutto dell'impoverimento della struttura amministrativa del Mibact che sta collassando". Lo ha detto l'ex ministro per i Beni Culturali Francesco Rutelli, ricordando che a fine 2013 giacevano nelle casse degli uffici ministeriali, non utilizzati, 621 milioni di euro.
L'occasione per Rutelli è stato il convegno da lui organizzato dal titolo 'Finanziare la cultura. Le risorse pubbliche necessarie, le risorse private possibili', svoltosi al teatro Parenti di Milano, a cui hanno partecipato anche l'attuale ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini e il viceministro dell'economia Luigi Casero, oltre a esponenti del mondo della cultura, della politica e dell'industria.
Da tutti sono arrivati suggerimenti per dar vita – ha detto Rutelli – a un ''Documento di Milano per il finanziamento della Cultura in Italia che sarà poi trasmesso a Governo e istituzioni''. Tra le proposte legate alle innovazioni tra pubblico e privato si è parlato, tra l'altro, della possibilità di vantaggi fiscali per le spese in attività culturali, della possibilità di riservare una quota dell'imposta di soggiorno agli investimenti e servizi legati al turismo, dell'attribuzione dell'8xmille per fini culturali, della regolamentazione del crowdfunding a beneficio dell'arte contemporanea, della tutela delle dimore private e dei meccanismi di tipo anglosassone per intitolare realtà culturali a chi, al termine della propria vita, stabilisca importanti donazioni.
Per Franceschini, invece, il problema non è solo legato alle risorse, ma al funzionamento della macchina. "Fra cinque o sei anni al massimo – ha spiegato – ci troveremo davanti alla necessità di fare un 'turn over' nelle biblioteche e negli archivi, dove l'età media dei dipendenti è molto alta. C'è il rischio che chiudano se non ci si adegua e non si dà il tempo di passare alla digitalizzazione. Per rilanciare il settore culturale italiano – ha concluso Franceschini – bisogna sempre più integrare il mio ministero con quello dell'Istruzione per educare alla cultura e bisogna puntare sull'arte contemporanea, cercando talenti, dando spazio ai giovani creativi e riqualificando le periferie".

 

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