L’autostop in Italia e nel mondo: tra divieti di legge, stazioni dedicate e usanze culturali
25 Settembre 2026, 12:00
L’autostop in Italia è ormai un fenomeno residuale, rappresentando appena l’1% della mobilità complessiva e risultando per lo più gestito da piattaforme digitali. A frenarne la diffusione contribuiscono anche i severi vincoli normativi sanciti dall’articolo 175 del Codice della Strada, che vieta di chiedere o concedere passaggi in autostrada, rampe, svincoli, caselli ed aree di servizio, con sanzioni da 42 a 173 euro applicate sia al conducente che al viaggiatore (pratica consentita unicamente sulle strade ordinarie senza creare intralcio).
Nel panorama internazionale la regolamentazione e la fruizione della mobilità condivisa informale variano in modo significativo:
Paesi con divieti o restrizioni: vietato in Romania e soggetto a limitazioni in Australia e in diversi stati degli USA (Nevada, New York, Pennsylvania, Wyoming).
Incentivazione statale e infrastrutture dedicate: a Cuba i veicoli governativi hanno l’obbligo di imbarcare autostoppisti con fermate presidiate dagli Amarillos; in Israele esistono pensiline dedicate (Trempiyadot); in Germania ed Austria nelle zone rurali sono diffuse le Mitfahrbänk (panchine di attesa per un passaggio).
Ospitalità e consuetudini locali: in Irlanda, Scozia, Georgia e Turchia la pratica è radicata nella cultura dell’accoglienza, mentre in Uzbekistan e Kirghizistan prevale la formula a pagamento (Bez Deneg per specificare la gratuità).
Differenze culturali sui gesti: in Iran ed in Medio Oriente il classico pollice alzato assume un significato offensivo; la richiesta di passaggio avviene stendendo il braccio con il palmo rivolto verso il basso.