Coronavirus, Iata taglia stime compagnie Asia-Pacifico. Le più deboli rischiano fallimento

Il coronavirus potrebbe causare quest’anno una perdita di 27,8 miliardi di dollari nei ricavi delle compagnie aeree della regione Asia-Pacifico, la maggior parte sarebbe a carico dei vettori registrati in Cina, con un rosso di 12,8 miliardi di dollari per il solo mercato cinese. La valutazione è della Iata che, per quanto riguarda le compagnie fuori dalla zona Asia-Pacifico, stima una perdita di 1,5 miliardi di dollari, se il calo della domanda è limitato a mercati collegati alla Cina e in questo caso la perdita totale a livello globale è stimata in 29,3 miliardi di dollari.

Intanto, proprio per cercare di contenere la diffusione del coronavirus, Qantas ha ridotto la capacità dei propri voli interni e internazionali fino alla fine di maggio: nel complesso la misura, che prevede anche divieti di viaggio e obblighi di quarantena, equivale a lasciare a terra 18 aerei. Lo ha annunciato l’ad del Qantas Group, Alan Joyce, che ha delineato i piani per tagliare del 15% i voli per l’Asia, del 6% per la Nuova Zelanda e del 2,3% quelli interni. Joyce ha previsto che le compagnie più deboli nella regione saranno costrette a consolidarsi o usciranno dal mercato, non essendo più in grado di resistere alle riduzioni dei voli e ai bilanci in rosso.

“Cathay Pacific ha tagliato il 40% dei voli e ha messo 27mila dipendenti in congedo non retribuito. Singapore Airlines ha appena imposto tagli massicci ai piani di volo, mentre altre compagnie rischiano il fallimento”, ha detto l’ad.

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