venerdì, 30 Ottobre 2020

A Taormina inaugurata scultura dedicata a Sebastiano Tusa

“Frammenti del tempio d’oro” è il titolo della scultura realizzata dall’artista Paola D’Amore come omaggio alla figura dell’archeologo Sebastiano Tusa. L’opera è esposta al Teatro Antico di Taormina, negli spazi della versura occidentale dove, fino alla fine di ottobre, accoglierà i visitatori del Parco archeologico Naxos Taormina.

Tre colonne in metallo, che al mattino i raggi del sole accendono di infuocati riflessi ramati, su un fondale panneggiato alla greca curato dalla stilista d’interni Mira Tasic. L’opera di Paola D’Amore è abbinata al Premio Tusa nell’ambito della manifestazione Nation Awards svoltasi nei giorni scorsi e che ha visto il riconoscimento assegnato a Massimo Osanna, già direttore del Parco Archeologico di Pompei e da qualche settimana alla guida della Direzione dei Musei del Mibact. All’inaugurazione, insieme alla direttrice del Parco Naxos Taormina, Gabriella Tigano, era presente Valeria Li Vigni, Soprintendente del Mare e moglie di Tusa.

“Un frammento di tempio greco – spiega il curatore Aurelio Pes, in un saggio che accompagna l’installazione della D’Amore – vestito dei bagliori mutevoli del rame. E attorno a questa immagine venerabile, a tornare in evidenza il segno dell’infinito; il labirinto che è il nostro destino; e il serpente-suono, che per la sua natura bifida indifferentemente annuncia il sorgere di una nuova era, o la distruzione globale di noi stessi e del mondo”.

Mentre l’autrice, traccia un ricordo dell’archeologo: “Tusa ci ha lasciato un tesoro di insegnamenti e di scoperte, le cui implicazioni devono ancora essere interamente disvelate. Per me, tra le tante cose che sono importanti e che hanno definito il milieu culturale in cui sono nate le opere che sto esponendo a Taormina, c’è la scoperta della relazione virtuosa tra la natura, l’umanità e l’arte. Una relazione che è stata presente nella storia culturale dell’Occidente, a partire dalle conseguenze bibliche del peccato originale e della maledizione per l’uomo di dover lottare per la sopravvivenza in una natura a lui ostile”.

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