domenica, 19 gennaio 2020

Dl dignità o decreto punitivo per i contratti a tempo?

Le novità apportate dalla legge di conversione al Decreto Dignità relative al diritto del lavoro come da news pubblicata oggi sull’edizione nazionale, non convincono del tutto Giuseppe Rosano, presidente Noi Albergatori Siracusa e vicepresidente nazionale Assohotel che, in una nota inviata alla redazione di Travelnostop.com, esprime la sua opinione in proposito.

“Attualmente – scrive Rosano – l’economia trainante, in tutta la provincia di Siracusa, è determinata dal comparto turistico. Nella nostra città nel settore alberghiero i contratti a tempo indeterminato hanno subito un’evoluzione sempre in crescendo: +7,5% nel 2016 sul 2015; +12,40 nel 2017 sul 2016. Ebbene, come in tutte le stranezze che accadono in Italia, per demolire il fragile entusiasmo per i risultati sopra citati, viene annunciato con ingiustificabile enfasi la limitazione dei contratti a tempo determinato, con il “decreto dignità”.

Dignità di cosa? Sarebbe meglio chiamarlo “decreto punitivo”. Perché di questo si tratta. Fintantoché non saremo in grado di destagionalizzare l’intero comparto turistico siciliano e con esso quello siracusano le preannunciate sanzione le subiranno sia gli imprenditori turistici, i quale non avendo certezza sulle prenotazioni che potrebbero sopraggiungere nel corso dell’ultimo trimestre dell’anno, si vedranno costretti a non prorogare i vari contratti a tempo determinato stipulati all’inizio della stagione. Con quali conseguenze?  Di tornare ai livelli occupazionali del 2015 con il 90% degli alberghi in letargo.

Cosa altro aggiungere? che il danno in maggior misura lo subiranno “gli stagionali”, i quali con in mano un contratto a tempo coperto di tutte le tutele assicurate e contributive, cesseranno senza indugio alcuno allo scadere della data fissata dal contratto. Contratti che verrebbero sicuramente prorogati in sincronismo al favorevole andamento del lavoro.

Il contrasto alla precarietà occorre cercarlo con altre disposizioni legislative, colpendo soprattutto i contratti illeciti e non quelli a tempo determinato. Inspiegabile anche l’aumento risarcitorio che sale a 36 mesi nel caso di una causa perdente.

È così che vogliamo sviluppare il turismo nel nostro Paese? È così che vogliamo accrescere il PIL da uno dei settori ove originare benessere per la collettività? Non è nostra competenza dare valutazioni al Governo del Paese, ma se ci è consentito esprimere il nostro punto di vista, ecco tre proposte – nette – per rettificare il decreto “dignità” (che di dignità nel merito dei contratti a tempo non ha proprio niente) e assicurare una più stabile occupazione a tutti coloro che nel settore turistico trovano collocazione:

  1. a) istituire fondi di aiuti (non sanzioni!) alle imprese che prorogano i contratti a termine per un lasso di tempo non inferiore a 10 mesi l’anno;
  2. b) potenziare i flussi turistici in bassa stagione, attraverso una scontistica invitante volta a favorire l’utilizzo del trasporto ferroviario, navale e aereo nazionale e internazionale, favorendo i voli charter provieniti dal nord Europa e dai paesi dell’est, incomprensibilmente sospesi da fine settembre per essere ripresi la settimana prima della Pasqua. A cosa giova l’abbattimento della tariffa di una camera allorquando il volo da Milano o Roma a Catania o Palermo arriva a costare oltre i 350 euro anche affidandosi alle compagnie low-cost?

c) calmierare da ottobre a marzo il biglietto d’ingresso ai vari siti archeologici e museali e sospendere l’imposta di soggiorno”.

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