Nomadi digitali, le Madonie come laboratorio contro lo spopolamento
08 Settembre 2026, 12:12
Può il lavoro da remoto essere una risposta strutturale allo spopolamento delle aree interne? È la domanda al centro di Madonie Nomad Residency, il progetto promosso da So.Svi.Ma. (Agenzia di Sviluppo delle Madonie) con Collesano Comune capofila, organizzato da Empeeria con il supporto di Destination Italia, che si è tenuto a Castelbuono lo scorso weekend facendo registrare oltre 200 iscritti, con quasi la metà delle persone presenti che ha vissuto l’esperienza dall’inizio alla fine nei tre giorni di lavori. A fare la differenza è stata la composizione della community: da un lato il forte radicamento locale, con 22 Comuni madoniti rappresentati, dall’altro un respiro globale con professionisti e remote worker arrivati da 12 regioni italiane e 12 Paesi del mondo.
Castelbuono non parte da zero: investe da anni sul coworking pubblico comunale, un’infrastruttura nata nel periodo pandemico e diventata, per l’amministrazione, una leva stabile di sviluppo per l’entroterra. Madonie Nomad Residency vi si innesta con un format pensato per essere itinerante, che nelle prossime edizioni coinvolgerà via via gli altri Comuni del comprensorio.
“Non parliamo di un evento estemporaneo, ma dell’avvio di un percorso itinerante pensato per fare rete tra i Comuni, mettere a sistema le risorse locali e dimostrare che le Madonie hanno tutte le carte in regola per attrarre nuove competenze e visibilità internazionale”, ha dichiarato Alessandro Ficile, Amministratore Unico di So.Svi.Ma.
“Vogliamo dare la possibilità di tornare e di restare, oltre la promozione fine a sé stessa del territorio”, ha aggiunto la sindaca di Collesano Tiziana Cascio.
“Il punto di svolta dell’iniziativa è il superamento della logica del singolo evento promozionale. Più che chiudere un festival, qui si apre una storia nuova: si passa da un’accoglienza di pochi giorni a una scelta di vita per il futuro delle Madonie. L’obiettivo va ben oltre la festa di qualche giornata, puntiamo a costruire un’opportunità concreta che resti e generi valore sul territorio”, dichiara Tony Cirnigliaro, Executive Director di Empeeria.
L’iniziativa segna un cambio di passo chiaro: si va oltre la formula del singolo evento da calendario per costruire un percorso di sviluppo che resti sul territorio. Con la chiusura dei lavori è stato lanciato ufficialmente il Manifesto Madonie 2026-2028, un impegno concreto articolato su sei pilastri – tra cui connettività, servizi abitativi, mobilità e inclusione della comunità locale – per rendere le Madonie un ecosistema stabilmente pronto ad accogliere i lavoratori del futuro.

Sul fronte dell’impatto, i margini di opportunità per le aree interne italiane sono ampi quanto i rischi da gestire. Le aree interne coprono oltre 177mila chilometri quadrati, quasi il 59% del territorio nazionale, con 13 milioni di abitanti concentrati per il 67,4% dei Comuni nel Mezzogiorno: in Sicilia, come in Basilicata, Molise e Sardegna, oltre il 70% dei Comuni rientra in questa classificazione (dati Istat). Attrarre anche solo una parte dei lavoratori da remoto interessati a queste esperienze – il 93% degli intervistati in una survey internazionale AIND si è detto disponibile a vivere temporaneamente in un piccolo Comune italiano – significa, per i piccoli centri, nuova domanda di case, servizi e attività commerciali altrimenti in contrazione.
Il nomadismo digitale può essere una leva contro lo spopolamento solo se costruito, fin dall’inizio, come modello di reciprocità con le comunità locali – costo della vita calibrato, servizi condivisi, tempo restituito al territorio – e non come semplice operazione di marketing turistico.