Marmolada ancora chiusa, dibattito sulle regole di apertura e fruizione

I drammatici eventi della Marmolada rappresentano un punto di svolta per il turismo in quota. Dopo la tragedia il versante trentino della ‘Regina delle Dolomiti’ rimane ancora chiuso al pubblico per motivi di sicurezza, ma si ragione già sulla riapertura e si moltiplicano le voci che chiedono di ripensare al modello di fruizione dell’ambiente alpino. L’obiettivo è ridurre al minimo l’impatto antropico, assicurando anche la ripresa del turismo.
Massimo Garavaglia, ministro del Turismo, ha richiamato l’attenzione sulla prudenza e ha evidenziato come l’importanza della sostenibilità “ce l’hanno insegnata anche i giovani nel primo congresso mondiale del Turismo Giovanile, organizzato con l’Onu a Sorrento: per la generazione Z, nata dopo il 1997, 2 miliardi nel mondo, la sostenibilità è una delle cose più importanti per scegliere la destinazione turistica”.
La questione della riapertura appare tuttavia controversa, e non tutti si sono detti d’accordo sul rivedere le regole di fruizione della montagna. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, si è detto convinto della necessità di “affinare il sistema di monitoraggio per essere nelle condizioni di impedire l’accesso al ghiacciaio quando le condizioni non lo consentono”, mentre il presidente della Provincia autonoma di Bolzano, in conferenza stampa, ha fatto sapere che “la montagna resta aperta e di tutti e lo sarà anche in futuro”.
Contraria alla ‘chiusura’ della montagna anche la presidente della Società alpinisti tridentini (Sat), Anna Facchini, che però ha chiesto alla politica decisioni drastiche per tutelare l’ambiente montano, ma Thomas Wanner, del Club alpino austriaco, ritiene che in futuro alcune escursioni in alta montagna potranno essere effettuate solo in primavera.
Per Marmolada e Dolomiti, invece, è il presidente dell’Apt della valle di Fassa, Paolo Grigolli a sollecitare una riflessione condivisa, prospettando un summit tra aziende di promozione turistica di Trentino, Friuli, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta per avviare una strategia comune. “Dobbiamo renderci conto che in montagna come al mare il rischio zero non esiste e la prudenza è l’elemento più importante alla luce dei cambiamenti climatici. Sono aspetti su cui dobbiamo trovare una linea comune che poi potrà estendersi alle regioni dell’arco alpino”, ha detto.

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